A detta di tutti è andata bene, ma temo che con Issei Watanabe non ci sia altro rimedio che litigare. Già tremo al pensiero del 16 maggio a Rho.
Siamo noi che scriviamo le lettere
Dal sito www.lostrappo.net potete ancora scaricare la nostra cartolina speciale creata per RAIRadio2 Caterpillar.
In questo primo giorno di primavera, ci sta a cuore che in tanti possiate indirizzare i vostri pensieri al Gruppo della trasgressione e ai giovani adulti detenuti a San Vittore,che riceveranno il vostro messaggio nei nostri prossimi incontri del progetto “Alla ricerca del padre” ad aprile e maggio.
🎙 Enzo Jannacci e Sara Zambotti
📸 Chiara Azzolari e Tania Morgigno
✏️ Andrea Spinelli
[Il nostro impegno in memoria delle vittime innocenti della criminalità organizzata🌹]
Quando mi arrabbio
Quando mi arrabbio, fra, divento senza limiti,
urlo così forte che sto a risvegliare gli spiriti
dopo questa rabbia ricordo che sono solo un bambino
che trova conforto negli occhi di mamma
penso che nessuno possa comprendere,
ma la delusione non mi deve più accendere
richiuso in questa stanza ci ho provato e riprovato
ma non riesco a eliminare tutto quello che ho passato.
Una bomba di emozioni
Sono solo una bomba di emozioni
e nessuno mi accende
non usare sti paroloni
se no qualcuno si offende
vivo di vibrazioni
e perciò che mi sorprende
vado in mille direzioni
e dritto contemporaneamente
qui è pieno di gente
è pieno di distrazioni
e nessuno mi comprende
né me né le mie opinioni
e non trovo ragioni
è come se non ci fossi
siamo tutti grossi
e persi nelle illusioni
io rimango a vedere
tutti i loro volti scossi
mentre stanno a perdere
quel poco di buono che indossi
e non vi voglio offendere
nel farvi diventare rossi
ma vogliamo farvi apprendere
quello che pensi, conosci
imparate a volare
ma sappiate anche scendere
e imparate a non mollare
quando c’è tutto da prendere
dovete consigliare
a chi non riesce a eccellere
credimi è bello aiutare
ti potrà sorprendere
Lettere ai nostri figli per la festa del papà
[Dopo il secondo incontro del 4 marzo, abbiamo proposto ai 18 padri che si sono candidati al progetto di scrivere una lettera ai propri figli, per la festa del papà]
Caro Beniamino (indirizzo a te questa lettera, ma puoi girarla anche a tuo fratello e sorella più grandi) [segue]
Caro Dani,
è bello vederti crescere ed è bello crescere insieme.
Sei un ragazzo sensibile.
Hai una grande resistenza alle situazioni scomode. Tuo malgrado, sei stato allenato. Come diciamo spesso “non possiamo modificare il passato”. Sappiamo che le tracce negative possono diventare strumenti speciali per affrontare la vita. Bisogna lavorarci sopra.
Ti presenti come sei e cerchi il dialogo, a modo tuo.
Ti ringrazio: vuole dire che non svolgo solo la “funzione di mobile”. Mi fai sentire importante.
Mi piace fare esperienze con te.A volte non ne hai voglia o non abbiamo tempo, per cause esterne. A volte ti obbligo. Lo faceva anche mio papà con me. Mi arrabbiavo. Solo con il passare degli anni ho capito il valore delle esperienze vissute con lui. Ha fatto bene ad obbligarmi. Ho appreso molto, senza accorgermi. Non faccio altro, quindi, che copiare il “nonno-che-non-hai conosciuto”. Prova a dare un po’ più di fiducia al metodo del nonno.
In casa, hai la capacità rara ed invidiabile di raccontarti, liberamente, senza paura di valutazioni o di non sentirsi all’altezza delle aspettative. Io non ero così. Bravo, tu.
Sei leale. Proteggi le persone e la verità.
Mi fai conoscere realtà musicali a me ignote, mai ascoltate prima: temevo mi facessero male alle orecchie. Ora, grazie a te, so che fanno veramente male alle orecchie. Ma resisto. Tramite la musica penso di poter comprendere qualcosa del tuo mondo di giovane, di te.
Avrei tanto da condividere, ma i pensieri si confondono in emozioni, sentimenti, speranze e ricordi. Non riesco a seguire un filo logico.
Quindi concludo con uno spunto e un auspicio che, sono certo, diverrà realtà.
Lessi una frase: “chi non si aspetta l’inaspettato, non troverà la Verità”. A volte l’inaspettato fa piacere, a volte crea dolore. In entrambi i casi è esperienza che dobbiamo trasformare in bene, per noi e gli altri.
Sono sicuro che saprai mettere in silenzio il rumore di fondo del passato, con sensibilità ed intelligenza, facendo risaltare i suoni gradevoli, la musica piacevole. Non sarà semplice, ma renderà più agevole costruire un futuro di serenità e di felicità, guidato dai sogni che hai nel cuore.
Ti voglio bene, ti ringrazio che sei entrato a far parte della mia vita.
Il tuo Franci detto Fracco detto Frassi ecc.
Cari Matteo e Stefano,
Sapete già bene due cose …quanto non mi piaccia celebrare feste che mi riguardino in prima persona …e quando fosse grande il mio sogno di diventare padre…direi che queste due “verità” si scontrano alla grande il 19 marzo 😀 😀
…che io fossi “strano” è de resto un’altra cosa che già sapevate…
E quindi…che dirvi in onore di questa ricorrenza che si avvicina?
Beh innanzitutto che essere vostro padre è una sensazione, una “situazione” che mi rende davvero felice…ovviamente non semplicemente per “essere padre”…ma per come voi siete figli.
Con le vostre insicurezze e le vostre convinzioni.
Con le vostre passioni e le vostre pigrizie.
Con i vostri limiti e i vostri notevoli talenti.
Con i dubbi che ogni giorno mi assalgono rispetto a scelte e comportamenti avuti nei vostri confronti e con l’orgoglio e lo stupore nel vedere le scelte e i comportamenti che voi mettete in atto nella vita quotidiana.
…tutto questo e molto altro mi fanno dire che da ragazzo avevo proprio un “bel sogno nel cassetto” ed è ancora più bello vedere che questo sogno ogni giorno ci proviamo e ci riusciamo abbastanza a tenerlo vivo ogni giorno insieme.
Davide
Carissimi figli,
sapete che non amo le ricorrenze, ogni giorno merita di essere festeggiato e nessuno più degli altri.
Per la festa del Papà è anche più vero, perché si festeggia San Giuseppe, che certo non amava stare al centro dell’attenzione. Tanto che nel Vangelo compare appena e di lui non si ricorda una sola parola.
E’ una circostanza che mi conforta, perché la mia più grande paura è di non essere abbastanza presente nella vostra vita. Temo di vivere tanto “per” voi e molto poco “con” voi.
Un po’ è per colpa mia, un po’ perché nella divisione dei compiti con vostra madre, al lei tocca la cattedra e a me la… supplenza. Oggi è la festa di quello che tappa i buchi.
Un ruolo che vivo consapevole dei miei limiti e di mancare spesso alle vostre aspettative, a quelle di vostra madre e alle mie. Ma di cui vado pure orgoglioso, perché nonostante tutto non mollo mai.
Ci sono e ci sarò sempre, magari solo una figura defilata, ma perennemente lì.
Ecco, credo che questo vada festeggiato oggi. Che questo compito indefinibile, che a prima vista può apparire ingrato, è diventato la mia prima e più grande passione.
Giorno dopo giorno mi costringe a rinascere e mi regala momenti di indicibile gratificazione, anche quando conquistati attraversando lo scoramento e persino il panico.
Festeggiamo che, cercando il modo di tappare milioni di buchi, ho scovato la risposta da dare a chi un giorno dovesse chiedermi perché ho vissuto. Per voi tre.
Ludovico
Cari ragazzi,
è il vostro papà che vi scrive qualche riga.
Di solito siete voi che per la festa del papà mi dedicate (o lo facevate quando eravate più piccoli) anche un piccolo pensiero accompagnato da un disegno su un foglio di quaderno ed è insolito che mi rivolga a voi usando la scrittura. Ma alcuni pensieri mi vengono meglio.
In questa ricorrenza, alla quale io da figlio non ho mai dato molta importanza, voglio ricordarvi che papà c’è e ci sarà sempre.
Qualsiasi decisione, prova, difficoltà, ostacolo che dovrete affrontare io sarò di fianco a voi.
State vivendo questa fase della vita con le responsabilità ed impegni dei ragazzi della vostra età in due fasi della vostra vita che, sebbene siano abbastanza vicine, sono molto diverse tra loro.
Vi auguro di avere la forza e la determinazione necessaria per crescere perché la vita è un’avventura che va vissuta fino in fondo.
E siate liberi di scegliere ma anche di sbagliare, è dagli errori che si traggono i migliori insegnamenti.
Aspetto un abbraccio e un bacio per festeggiare la festa del papà.
Papà Stefano.
Caro figlio ,
come sai sto facendo un percorso con altri papà per aiutare noi papà ed altri figli e papà in carcere a provare a fare del nostro meglio, e devo scrivere a te e a tuo fratello una lettera per la festa del papà. Scriverò la stessa lettera a tutti e due in modo uguale.
Se dovessi sentirmi papà il 19 marzo per essere festeggiato vuol dire che non sarei un gran padre, la festa me la prendo tutti i giorni ogni volta che sento il piacere di vivermi come papà, senza che voi lo sappiate. Mi piace quando litighiamo, quando discutiamo, mi piace quando giochiamo o quando ci confrontiamo su temi a voi cari o a me cari o più semplicemente quando mi prendi in giro o quando cerchi di fregarmi ed io ti sgamo.
Sono felice quando mi chiami e mi dici se puoi venire a mangiare con i tuoi amici a cena, anche se mi fai incazzare perchè me lo dici sempre all’ultimo e come sempre finisce che discutiamo …..ma poi si ride e si scherza a tavola come se niente fosse….
Figlio mio, se poi ogni tanto mi coccoli con un gesto carino , beh quello me lo prendo molto volentieri ma in fondo io ero come te con mio padre, lo stretto minimo necessario, che in fondo alla tua età le priorità capisco essere altre. Allora mi tengo i tuoi ricordi e quelli di tuo fratello di quando eravate più piccoli ed eravate tutti belli coccolosi.
Mi raccomando almeno un “auguri Pa” però fammelo a voce …..con i whatsapp parla con i tuoi amici… che io sono boomer ricordalo.
Grazie amore mio
Antonio
Caro figlio mio [segue]
Un negozio in via Sant’Abbondio
Lo scorso 11 marzo il Municipio 5 ha riunito le commissioni Politiche sociali e Cultura in via Sant’Abbondio 53/A, nella sede della Cooperativa Sociale Trasgressione.net.
Lo spazio è un minimarket che vende specialità siciliane e prodotti, oltre che un luogo in cui il gruppo della Trasgressione, fondato dal professore e psicologo della Devianza Angelo Yuri Aparo 27 anni fa, svolge le sue attività e le sue riunioni. Alla commissione era presenti, oltre ai consiglieri, anche il professore Aparo con alcuni ex detenuti che continuano a far parte del gruppo e a seguire le attività sociali e divulgative, il presidente Natale Carapellese, la fotografa Margherita Lazzati e la professoressa dell’Istituto Torricelli Pieranna D’Alberti.
Matteo Marucco
Il nostro Daimon
“Il paradigma oggi dominante per interpretare le vite umane individuali, e cioè il gioco reciproco tra genetica e ambiente, omette una cosa essenziale: quella particolarità che dentro di noi chiamiamo “me”. Se accetto l’idea di essere l’effetto di un impercettibile palleggio fra forze ereditarie e forze sociali, io mi riduco a mero risultato. Quanto più la mia vita viene spiegata sulla base di qualcosa che è già nei miei cromosomi, di qualcosa che i miei genitori hanno fatto o hanno omesso di fare e alla luce dei miei primi anni di vita ormai lontani, tanto più la mia biografia sarà la storia di una vittima. La vita che io vivo sarà una sceneggiatura scritta dal mio codice genetico, dall’eredità ancestrale, da accadimenti traumatici, da comportamenti inconsapevoli dei miei genitori, da incidenti sociali.
Più in profondità, tuttavia, noi siamo vittime della psicologia accademica, della psicologia scientistica, financo della psicologia terapeutica, i cui paradigmi non spiegano e non affrontano in maniera soddisfacente – che è come dire ignorano – il senso della vocazione, quel mistero fondamentale che sta al centro di ogni vita umana, il destino, il carattere, l’immagine innata: le cose che, insieme, sostanziano la “teoria della ghianda”, l’idea, cioè, che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta.
[…]
Ciascuna persona viene al mondo perché è chiamata. L’idea viene da Platone, dal mito di Er che egli pone alla fine della sua opera più nota, la Repubblica. In breve, l’idea è la seguente:
Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino.
Secondo Plotino (205-270 d.C.), il maggiore dei filosofi neoplatonici, noi ci siamo scelti il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti all’anima e corrispondenti, come racconta il mito, alla sua necessità. Come a dire che la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta deliberatamente dalla mia anima, e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato“.
Le radici che non ho scelto
Caro Beniamino (indirizzo a te questa lettera, ma puoi girarla anche a tuo fratello e sorella più grandi),
a distanza di più di quarant’ anni mi torna in mente un documentario visto in tv che parlava dei giovani italiani di seconda generazione in sudamerica, di cui ricordo una risposta finale: “I miei genitori italiani? Sono le mie radici… che non ho scelto”.
Questa espressione mi colpì molto, la assunsi come “mia” in tutte le sue sfumature, positive e negative. Oggi è la festa del papà, e sai bene che non sono abituato a festeggiarla: a casa nostra festeggiamo già un giorno sì e un giorno no per qualunque motivo, quindi la ricorrenza passa in secondo piano… ma se per caso volessi regalarmi una cravatta o una bottiglia di Refosco, non mi dispiacerebbe che la indirizzassi proprio così: A META’ DELLE MIE RADICI… CHE NON HO SCELTO.
Non la prenderei male, sai, perché è un’espressione durissima ma profondamente vera, anche se con gli anni potrai scoprire che potrebbe rivelarsi incompleta. Infatti le nostre radici – la nostra natura mescolata con la storia, il DNA della nostra esistenza che si mescola con la nostra libertà per farci quello che siamo – non le scegliamo. Siamo nutriti e conformati su esse, ma non sono il frutto di una nostra scelta libera. Tuttavia possiamo sempre vagliarle, interpretarle, accoglierle, magari in parte per quel che ci convincono, tralasciare quel che ci convince meno, migliorare quel che possiamo, magari con più fruttuosi e successivi ed esterni innesti sui futuri tralci.
La vita è tua, siane sempre consapevole. Ma non posso nascondere che spero molto che tu e i tuoi fratelli possiate tornare a far davvero vostra qualche radice tra quelle che non avete scelto, come anch’io ho cercato di fare a suo tempo.
Samuele Cattaneo
Alla ricerca del padre – day 15
Cari tutti, ben ritrovati.
Vogliamo ringraziarvi, ancora, per la vostra partecipazione al secondo incontro del nostro progetto: ci sembra che sia stato ancor più denso del primo – abbiamo visto tanto ascolto, partecipazione attiva e energie messe in circolazione.
Ci vediamo per la “celebrazione” della festa del papà il 19 marzo!
🎸 My father’s eyes, Eric Clapton (1998)
Viaggio nel tempo
[Dopo il primo incontro del 18 febbraio ed in vista di quello successivo, abbiamo proposto ai 18 padri che si sono candidati al progetto due “esercizi”:
- scrivo una lettera – con un viaggio nel tempo a ritroso – al “padre inesperto che ero” il giorno prima che nascesse mio figlia/a,
- rispondo a questa domanda: cosa vorrei mettere nella valigia di mio figlio per il suo viaggio verso il futuro? ]
Caro Papà Samuele!
21 marzo 2010
Anzitutto benvenuto nella categoria dei neo papà… aspetta a scuotere il capo… conosco la tua obiezione mossa dal fatto che hai già tre figli più grandi, anche se una non è più con voi; so che è forse per questo ti ritieni un padre ben navigato, addirittura anche già colpito dal più terribile dei naufragi, l’essere “orfano” di una figlia. Ma proprio per questo ti considero un neo papà, cui però la presunta “troppa esperienza” rischia di produrre l’effetto contrario.
Pensare che l’atteggiamento e la strategia comunicativa usata con un figlio possa valere per i successivi è una grande ingenuità, non solo perché ogni individuo è sempre un unicum, e non la copia dei precedenti, ma soprattutto perchè tu (e il mondo in cui abiti) sei diverso dal papà Samuele del 1998 o del 2001.
Essere neo papà significa che lo sei ogni giorno, ogni volta che si innesca quotidianamente una relazione empatica e non abitudinaria. Te lo avevo già detto in passato. Il pericolo più grande per te è quello di caricare di eccessive tue aspettative la crescita dei tuoi figli, nell’inconscio desiderio di vedere il vostro riflesso in loro. Lascia che seguano il loro dàimon (o la loro vocazione, come si diceva una volta) anche se è diverso dal tuo, senza però privarli del tuo punto di vista e della tua cura.
Ricorda che anche se seguirai tutti questi o altri consigli sbaglierai lo stesso, ma potrai sempre chiedere scusa in buona fede. Non rifiutare un abbraccio, nè pretendilo. Ogni giorno, quando li vedi per la prima volta, sorridi!
Vorrei mettere nella valigia di mio figlio per il suo viaggio verso il futuro un sano e prudente scetticismo circa la veridicità del proprio punto di vista e una grande curiosità e rispetto per quello altrui. Anche una copia con dedica de LA NEVE IN FONDO AL MARE di M.Bussola.
Caro Stefano,
al padre inesperto che ero (?) O che sono?
stai per diventare padre, avverrà presto. Arriverà una nuova vita che sconvolgerà la tua, porterà gioie e preoccupazioni, felicità e tensioni, dovrai cambiare le tue abitudini e riprogrammare le tue quotidianità, il tuo lavoro, il tuo tempo.
Nulla sarà come prima: questo piccolo essere ti costringerà a cambiare, ad essere meno spensierato e più responsabile, meno impulsivo e più paziente, meno incosciente e più prudente.
Dovrai fare delle scelte e non più unicamente per te ma per la tua famiglia, perché con l’arrivo del tuo primo figlio non sarete più solamente una coppia ma diventerete una famiglia.
Il primo figlio metterà sottosopra le vostre vite, metterà anche a dura prova il rapporto basato su equilibri tra due persone molto impegnate.
Ma sarà un’esperienza unica ed irripetibile.
Nessuno ti potrà indicare la strada migliore o dare i consigli più giusti.
Le scelte che farai, corrette o sbagliate, saranno solamente tue e saranno il frutto e le conseguenze di ciò che sei diventato in questi 44 anni.
Affronta questa nuova fase della tua vita con gioia e speranza. Cerca di trasmettere a tuo figlio i valori in cui credi: onestà, lealtà, educazione, rispetto, correttezza, coerenza, resilienza. Ma anche leggerezza, spensieratezza, gioco, curiosità, umorismo, amicizia. E, non per ultimo, la fede cristiana.
E sii tu a dare per primo l’esempio a tuo figlio perché le parole non basteranno da sole.
Ascolta i consigli di tutti ma fai tu le scelte. Non essere solo razionale ma agisci anche d’istinto. Soltanto tu sai quello che sarà meglio per tuo figlio e per la tua famiglia.
Sei all’inizio di una nuova fase della tua vita, stai per intraprendere una nuova meravigliosa avventura, unica ed irripetibile.
Non avere paura, abbi fiducia in te!
Cosa vorrei mettere nella valigia di mio figlio per il suo viaggio verso il futuro?
Molti degli “attrezzi” li ho menzionati nella lettera: onestà, lealtà, educazione, rispetto, correttezza, coerenza, resilienza, leggerezza, spensieratezza, curiosità, gioco, umorismo, amicizia. E la fede cristiana.
Vorrei trasmettere i valori ai quali ho cercato e cerco di fare riferimento nella mia vita affinché lo sostenga nella crescita per diventare un uomo.
Si troverà a fare i conti con la realtà che talvolta è fatta di compromessi, di persone che non potrà scegliere ma con le quali si troverà a studiare, a lavorare, a condividere lo sport e la vita di tutti i giorni.
Persone che talvolta sono diverse per estrazione sociale, etnia, cultura.
Persone che spesso non potrà scegliere.
Come non ha potuto scegliere i genitori e i fratelli.
Caro Francesco,
non te lo aspettavi: non era nei programmi diventare, a 42 anni, il “papà” di un ragazzo di 9 che ha avuto una storia travagliata. Te l’avevano detto che “gli uomini fanno progetti e gli dei sorridono”, ma forse non te lo ricordavi più. O forse lo sapevi e, per questo, ai progetti non hai mai creduto.
Ora cosa farai? Sarai capace di abituarti e di nascere tu come genitore? Di rimanere in equilibrio nella relazione in famiglia e con tuo “figlio”?
Sicuramente hai ed avete una missione. Dovete adoperarvi per rompere la catena del disagio, dare un esempio di famiglia che, nonostante le difficoltà ordinarie , he ci saranno, deve essere una famiglia di amore, di sostegno, di coerenza e stabilità, di condivisione, di attenzione all’altro, di crescita reciproca.
Qualcuno a cui ispirarsi lo hai. Lo hai avuto in casa e non solo. Padre, suocero, padri di amici, amici padri e amici figli.
Persone capaci di dosare la dolcezza e l’autorità, ricettive. Ispirati anche a te stesso ed ai valori che hai nel cuore. Non ascoltare chi dice “io mi metto in discussione tutti i giorni”: sei la persona che sei, con capacità e incapacità, per il percorso di vita che hai fatto. Se lo metti in discussione di continuo, ti perdi. Se lo analizzi lucidamente, guadagnerai in consapevolezza.
Sai che a volte dovrai forzare la mano, altre dovrai tenderla.
Sbaglierai, è certo. Ma farai anche parecchie cose giuste. Ci sono l’affetto e l’amore a guidarti.
Dovrai stare vicino a tua moglie. Anche qui sbaglierai, tempi, modi e contenuti. Ma farai anche parecchie cose giuste.
Fornisci strumenti di vita, non ordini disciplinari. Ricorda che esistono anche questi ultimi: potranno esserti utili, anche se potrebbero pesarti.
Garantisci libertà ed evita il lassismo.
Gioca. Evita di essere uno stupido giocherellone.
Scherza senza essere offensivo.
Riprendi senza cattiveria.
Proteggi. Come un faro che protegge le navi dallo scontrarsi sugli scogli. Tieni presente che la nave potrà finire in qualche secca. Capita. L’importante è uscirne.
Coinvolgi, a volte anche obbligando. Perché la conclusione saranno esperienze nel cuore del figlio che, spesso, ti dirà di essere stato contento. Il tempo passato insieme è l’oro della vita.
Cosa è restato di tuo padre e di quelli che consideri simil-padri, nel tuo cuore e nelle tue scelte? Saranno le stesse cose che resteranno in tuo figlio. Lui avrà la propria vita, la ha già avuta. E’ sua. Aiutalo a crescere, sapendo che lui è lui e non sei tu alla sua età. Quello che andava bene per te, potrebbe non andare bene per lui. E’ diverso da te ed il mondo di oggi è molto differente dal tuo di allora.
Da oggi ci sei anche tu nella tua vita. Ci siete anche voi. Vogliatevi bene
Tu sei importante (lo sai, vero?) non solo nelle questioni pratiche da affrontare che, al momento, ti aiutano a nasconderti dall’affrontare la relazione figlio-padre. Piano piano, ti abituerai a questa nuova realtà.
Ricordati, parafrasando un antico testo:
Sii come un padre per i piccoli,
e sarai come un figlio dell’Altissimo,
ed Egli ti amerà più di tua madre.
Tieniti queste parole almeno come auspicio.
Buone giornate, papà neonato.
Cosa vorrei mettere nella valigia di mio figlio per il suo viaggio verso il futuro?
Quella che si chiama educazione. O meglio, garbo ed empatia verso gli altri. Aprono le porte della strada del bene, a lungo periodo.
L’idea che reagire alle situazioni è meglio dell’inerzia. Se non vinci le partite, non fa niente. Se le perdi perchè ti siedi, non avrai una buona immagine di te.
Sviluppare la capacità di leggere le situazioni e, di conseguenza, scegliere quelle che ti aiutano ad essere una persona più felice, sana, libera.
Il discernimento.
La passione per voler lasciare il mondo, il proprio piccolo angolo di mondo, un minimo migliore di come lo si è trovato.
Conoscere che esiste la carità e non solo il narcisismo.
Caro Ludovico,
per te la paternità è ancora un concetto astratto.
L’opportunità per realizzare te stesso, il modo di dare un senso alla tua vita.
L’occasione di saldare il debito incommensurabile che senti verso tuo padre.
Sappi che sarà tutto molto diverso da come te lo immagini.
Spesso non sarai all’altezza delle tue aspettative e la realtà sarà più complessa dei tuoi sogni, più difficile, più faticosa.
A volte anche amara. Scoprirai, come mai prima, il significato delle parole “rimpianto” e “rimorso“.
Eppure, incredibilmente, scoprirai una realtà più bella persino del più luminoso dei tuoi sogni.
E sappi che quel debito non esiste. Perché ciò che un padre dà ai figli, poco o tanto che sia, non è un prestito, ma un dono.
Cerca solo di dar loro il meglio di te stesso. Non sarà mai perfetto, ma nessuno può aspettarsi di più.
Non loro, non tuo padre, non tu.
Sii sempre grato alla loro madre.
Neanche lei è perfetta, non lo è stata sino ad oggi e non lo sarà domani.
Ma, se hai l’occasione di diventare un padre ed un uomo migliore, lo devi a lei come a te stesso. Forse di più.
Cosa vorrei mettere nella valigia di ognuno dei miei figli per il loro viaggio verso il futuro?
– un piccolo crocifisso e una bibbia
– un kindle con l’Odissea di Omero, la Divina Commedia di Dante, i Canti di Leopardi, i Miserabili di Hugo, i Fiori del Male di Baudelaire, i Fratelli Karamazov di Dostoevskij e la poesia “If” di Kipling (preferirei dargliene copia cartacea, ma la valigia peserebbe troppo)
– un i-pod con le canzoni “Hello Brother” di Armstrong, “Ragazzo Fortunato” di Jovanotti e “Sin Miedo” di Rosana e col film “Nuovo Cinema Paradiso” di Tornatore (storia di un figlio cresciuto senza padre…)
– una foto di famiglia, con tutti gli zii e i cugini a casa dei nonni
– una copia dei racconti che continuo a scrivere per loro e che, temo, non pubblicherò mai
– una carta di credito con un po’ di soldi
– un messaggio di auguri e di buon viaggio della madre, uno di ciascuno dei fratelli ed uno mio
Caro Davide
lettera al “padre inesperto che ero” il giorno prima che nascesse Matteo
Lo hai tanto atteso questo momento, lo hai così tanto desiderato…con Elena ci avete di fatto costruito la vostra storia …e Lui vi ha accontentato…e pensa te, pure quasi davvero il 24 giugno…il tuo Mt 6,24 che ti corre accanto dall’adolescenza…fai attenzione Davide…mammona è sempre in agguato…e come dice Vasco “al diavolo non si vende…si regala” …non provare ad essergli più furbo…ma ricordati che Matteo alla fine è nato il 27 di giugno …9 mesi esatti dal funerale della nonna Edda…e vedi di leggerla bene testone…questo figlio che faticava ad arrivare…e l’ansia cresceva…questa tua foga di “mangiare il mondo”…ma appunto…Matteo 6,27…Matteo…ovvero “dono di Dio”….unisci bene tutti i puntini…ricordi la tua “Regola di Vita”, la tua Redditio Symboli?…ecco la tua serendipity quindi è salva …”va, vendi tutto ciò che hai e compra quel campo”…
Cosa vorrei mettere nella valigia dei miei figli per il loro viaggio verso il futuro:
Mi piacerebbe che Matteo e Stefano portassero sempre con loro la Fiducia nel prossimo e la Curiosità e il Rispetto per ciò che è diverso, insieme al Senso Critico, al senso di Responsabilità…ma uniti ad un pizzico di Follia, di voglia di esplorare, sperimentare, incontrare, crescere…
Caro Andrea
A differenza delle prime due figlie, non sai ancora se il prossimo sarà maschio o femmina. Sei così felice, pieno di sicurezze, le cose belle accadono una dopo l’altra senza che te le meriti.
Tra poco sentirai crescere i timori, ti sentirai inadeguato con un maschio, tu che non sai giocare bene a pallone e che della bici sai cambiare solo le camere d’aria.
Se tu potessi ascoltarmi, ti consiglierei di non dartene pensiero, crescendo insieme troverete il modo. Se tu non sei capace di fare una cosa, la farà con altri papà e non sarà un problema.
Se continuerai a volergli bene, l’amore troverà le strade. Capirai che tuo figlio non sa cosa farsene del tuo ideale di paternità.
Gli piacerà giocare a fare la lotta con te, anche quando diventerà giovane adulto, anche quando avrà colto i tuoi tanti difetti, o forse proprio per quello.
Cosa vorrei mettere nella valigia di mio figlio per il suo viaggio verso il futuro?
La capacità di stare tra amici e di pensare da sè.
Se dovesse scegliere tra essere gentile ed avere ragione, la forza e il desiderio di essere gentile.
Il rispetto verso se stesso.
Lo sguardo rivolto agli ultimi della fila.
Una riserva di sorrisi.
Una fascia da capitano.
Caro Peppino
cerca di condividere di più le decisioni con Stefania (mia moglie) basta parlare ed essere chiari, non portare le tue ansie in famiglia e non aspettare il Covid per lavorare da casa, alla fine ti sei perso svariati anni di convivenza diurna e fin da subito (viste le regole che già c’erano) avresti potuto trascorre più tempo con loro.
cosa vorrei mettere nella valigia di mio figlio per il suo viaggio verso il futuro:
Mi piacerebbe che non perdessero il legame tra di loro, hanno tre caratteri diversi e dovranno trovare il modo per restare in contatto e aiutarsi a vicenda
Alessandro
Cosa vorrei mettere nella valigia di mia figlia per il suo viaggio verso il futuro:
Un cappello che la protegga dalla pioggia delle incomprensioni e dai falsi soli che abbagliano ma non scaldano;
un paio di scarpe che le preservi asciutti i piedi quando camminerà nel fango – e con i piedi asciutti si ragiona meglio.
Un vestito magico che cambia colore; e sarà nero, quando vorrà nascondersi, e diventerà dorato e luminoso quando vorrà farsi scoprire.
Una carta di credito, con plafond illimitato, che non risolve niente, ma aiuta tanto.