San Vittore

San Vittore, Paolo Donati

Com’è sottile la linea che separa
l’ombra più profonda dalla piena luce
e capita di non saper vedere
in che direzione vai.

Così succede di non saper sentire
la rabbia che ti spinge e non ti fa capire
di quanto ti allontani un po’ per volta
e chissà se tornerai.

Tra luci e ombre si trova a navigare
chi si allontana tenendosi per mano
a quella rabbia cieca e sorda alla paura,
che gli urla dentro e a quella che procura….

San Vittore è in mezzo a quattro vie
nemmeno tanto grandi, ma per attraversarle
devi avere il cuore fermo e un permesso
stretto nella mano.

A San Vittore ci vai anche per gioco
con regole già scritte però ti fermi poco…
per chi ha giocato duro resta dentro
anche il suo futuro.

Solo discese incontra nel cammino
chi si allontana tenendosi per mano
ad un coraggio finto e fatto di paura,
quella sua dentro e quella che procura.

San Vittore è un santo di Milano
Che porta scarpe cucite a mano
con all’interno la parte dura
che rende sordi e che fa paura.

San Vittore è in mezzo a tanta gente
lì per incontrare chi vede raramente,
chi piange di nascosto, chi in silenzio,
chi fa finta e chi per niente.

A San Vittore ci vai a sentirti meglio
a misurar destini e pesare la fortuna,
ad incontrare di nascosto le voci
che ti parlano dentro.

San Vittore è un santo di Milano
Che porta scarpe cucite a mano
con all’interno la parte dura
che rende sordi e che fa paura.

Sul calendario lo cercheresti invano
lui gira sempre con il cuore in mano
perché vivendo oltre lontane mura
ogni giorno deve prendersene cura.

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Il blog di Paolo Donati

Mare Nostro

Mare nostro, Paolo Donati

Mare nostro mare,
così indifferente
mare, nostro mare
che non porti a niente
mare che inghiotti la gente
mare, dimmi come ci si sente

Tra le onde danza
e canta la fortuna
chi scappa dall’inferno,
le mani sulla luna
nei suoi occhi, mare,
hai il colore della speranza

Mare nostro mare,
mare nostro mare
mare nostro mare, mare

In viaggio!
Con la distanza misurata
dai corpi abbandonati per la strada

In viaggio!
Con i minuti scanditi
dalle botte sulla pelle illividita

In viaggio!
Con tanta sete, poca acqua
e ancora soldi per chi
non è mai sazio

Mare nostro mare, mare
Mare nostro mare, mare

Se leggerai
queste parole
allora sono salve
e io con loro,
troverò una casa,
cercherò un lavoro

Parti appena puoi
e non scordare la paura
il diavolo alle spalle ora
ora vende terre promesse

 

Mare nostro mare,
mare nostro mare
mare nostro mare,

In viaggio!
Con la distanza misurata
dai corpi abbandonati per la strada

In viaggio!
Con i minuti scanditi
dalle botte sulla pelle illividita

In viaggio!
Con tanta sete, tanto sale
e intanto il tempo
muore tra le dita

Mare nostro mare, mare
Mare nostro mare, mare


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Il blog di Paolo Donati

Un paradosso divertente

E’ un divertente paradosso che l’uomo, quando non sbaglia strada, insegue l’infinito mentre cresce e diventa se stesso nella realtà finita. Chissà se ogni giorno fa i conti con la realtà nella speranza di raggiungere l’infinito o se punta all’infinito proprio per poter dialogare con la realtà! Facilmente, però, quando dimentica una delle due cose cominciano i guai! In ogni caso, sembra che un ponte permetta di fare più strada di uno sconfinamento.

Abbinamento con: Ho visto Nina volare, A Cimma, Anime Salve

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Il fuoco del drago

Il fuoco del drago, Massimo Moscatiello

Siamo persone che nel corso del loro cammino si sono perse. Ci siamo inoltrati, poco consapevolmente, in oscure paludi, all’inseguimento di perverse eccitazioni; abbiamo invocato e adorato false divinità nel tentativo di negare le nostre fragilità e di zittire le nostre paure.

Immersi nel fango della solitudine interiore, abbiamo affidato alle illusioni il compito di tirarcene fuori, intanto che usavamo la rabbia, come fanno i draghi col fuoco, per sputare su chiunque provasse a mostrarci una linea alternativa al nostro delirio; siamo diventati prede di noi stessi mentre vivevamo come predatori della comunità e, pur continuando a invadere gli spazi altrui, abbiamo chiuso i nostri dentro miseri confini.

Oggi, consapevoli di essere divenuti pietre dalla sabbia, cominciamo a legare i nostri progetti con quelli di chi, cresciuto su fondamenta più solide, è diventato capace di cercare la propria libertà senza ricorrere a facili eccitazioni; oggi, accanto a chi abbiamo visto in passato come preda, proviamo a diventare a nostra volta membri attivi di quel mondo che pensavamo ci dovesse tutto, senza averne noi alcuna considerazione.

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Inaspettatamente

Inaspettatamente, Bruno Turci

Appartengono alla memoria più antica
Mondi di cui si è scordata l’esistenza

Vite lacerate
Consumate fra gli angoli più oscuri
Ove la coscienza non sa entrare…

Vite che poi tornano
comandate da una magia
che le restituisce al mondo

Inaspettatamente
Fioriscono splendide energie

 

Abbinamenti con: La città vecchia

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Sogni miei

Sogni miei, Ernesto Bernardi

Sogni miei, belli come il sole che sorge
Luminosi come stelle nel manto della notte
Buffi come cartoon che mi sorridono

Sogni miei, sussurrati dal mattino
Abbandonati quando non è ancora sera
Sogni miei, che ancora tornate
A scuotermi dalle mie paure

Sogni miei, vi raccoglierò nel mio sacco
Rattoppato col filo della speranza
Vi porterò con me sulla nave
E vi svuoterò sul ponte

Per cucire ancora una rete
Con i sogni, i nodi e le mani
Dei miei compagni di mare

Abbinamento con: A Cimma, Ho visto Nina volare, Anime Salve

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