Conversando su autorità e limiti

Roberto Cannavò: La realtà della finitezza è la nostra realtà. C’è chi lo riconosce, e chi invece non lo riconosce e si ritrova con l’ergastolo. Se non mi avessero arrestato, io non avrei mai capito i miei limiti. Fuori dal carcere, non ho mai riconosciuto le mie finitezze.

Gemma Ristori: (riferendosi ai grandi personaggi citati che hanno fatto la storia dell’arte, della letteratura e della scienza) Lavoro e fatica hanno fatto sì che le loro scoperte rimanessero nel tempo e che noi oggi ce ne possiamo servire per il nostro benessere quotidiano, come la lampadina. Altre mire invece, aumentano solo il senso d’eccitazione, che se fine a se stessa, non è utile alle generazioni future, ma solo a se stessi.

Voler superare i limiti non è necessariamente qualcosa di negativo, ma solo se viene accompagnato dal lavoro e dalla dedizione. Il detenuto e lo studente vogliono arrivare lontano, ma lo studente lo fa lavorando duramente, il delinquente fa come Icaro: punta al sole direttamente. Vi è nel delinquente il desiderio di arrivare in fretta, dimenticandosi che l’unico modo per arrivare da qualche parte è studiare.

Roberto Cannavò:  Se avessi avuto un papà non avrei sconfinato i miei limiti, perché lui mi avrebbe indirizzato verso la scelta giusta. L’ignoranza mi ha portato a essere l’opposto della normalità per la gente comune. Ero spregiudicato in questo, superavo tutti i miei limiti. Da ragazzino non avevo nessun recinto e nessun limite. Oggi a pensare a ciò che sono stato, beh ho paura di quel ragazzino.

Massimiliano De Andreis: Da giovane non vedevo una continuità in quello che facevo; quindi arrivavo alla cresta e pensavo: che senso ha tornare indietro? Io ero arbitro della mia vita, le regole le mettevo io e proprio per questo le istituzioni erano escluse dalla mia vita.

Ivano Moccia: Il ruolo dei genitori è molto importante. La mia barca era carica di odio e alla fine ho ridotto a pezzi tutta la barca e sono affondato. I genitori ti consegnano la conoscenza che dovrai dare poi ai tuoi figli.

Mario Buda: Io non avevo nessuno che mi desse una carezza. La prima rapina che ho fatto è stata a 16 anni, avevamo paura. Ma dopo la prima rapina in banca ci abbiamo preso gusto e ho provato il delirio di onnipotenza. Mi sono bruciato la vita, mi sono costruito la mia gabbia. Voi ragazzi mi state aiutando tantissimo a crescere. La mia disperazione è che mio figlio faccia i miei stessi errori, e faccia delle scelte sbagliate.

Massimiliano Rambaldini: per me qualsiasi regola mi fosse imposta era un limite. Anche i segnali stradali. Tutto. E quindi bisognava combatterla.

Massimiliano De Andreis: Io superavo i limiti per raggiungere i miei obbiettivi, ma non ne ho raggiunto nemmeno uno. Mio padre si faceva di cocaina, picchiava mia madre, spacciava.. potevo scegliere se seguire la strada di mio padre o non farlo. Ho scelto di seguire la sua stessa strada perché il mio obiettivo era essere riconosciuto in famiglia; ma non ci sono riuscito. Oggi i limiti mi fanno crescere. L’autorità però deve essere credibile, per me oggi l’autorità credibile è importante.

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L’autorità: le nostre domande

Buccinasco: le domande dei ragazzi sul tema dell’autorità

  • Quali richieste legittime può farmi un’autorità?
  • Quando il limite imposto è un argine necessario?
  • Quando è uno sbarramento alle mie possibilità di crescita?
  • Quando è necessaria una punizione?
  • Cosa distingue una punizione da una vendetta?
  • Quanto è importante essere imitabile per una guida che vuole essere credibile?
  • Quanto una guida deve essere vicina a colui che vuole guidare?
  • Quale importanza positiva e negativa può avere il complesso di inferiorità rispetto alla guida?
  • Che ruolo ha l’affettività nel rapporto con una guida?
  • Chi limita l’autorità?
  • Qual è il rapporto tra l’autorità e il limite?
  • La trasgressione è un atto di accusa contro l’autorità?
  • Come faccio a diventare adulto e guida credibile se non ho avuto una guida che mi mostrasse il percorso da seguire?
  • La mancanza o incapacità dell’autorità può giustificare la trasgressione?
  • Qual è il confine tra la responsabilità del singolo e di ciò che gli sta intorno?

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Il rapporto con l’autorità, elaborati

Buccinasco: 2017 – Gli elaborati degli allievi dell’Istituto “Via Aldo Moro”
relativi agli incontri sul tema della Trasgressione

Gli allievi della 3° C

 

Gli allievi della 3°

 

Gli allievi della 3°

 

Gli allievi della 3°

 

Gli allievi della 3° G

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Un po’ dei fatti nostri

Un po’ dei fatti nostriNoemi Ottaviani

Ciao a tutti,
scrivo in relazione al bisogno di trovare una casa per Massimiliano. Purtroppo l’unica soluzione che abbiamo a disposizione è una stanza in un appartamento dell’Associazione Saman che costa 250 euro al mese. Con lo stipendio di Massimiliano (600 euro) non è possibile pagare l’intero affitto, per questo motivo, dopo esserci consultati e aver considerato tutte le diverse alternative siamo arrivati alla conclusione di aumentare lo stipendio di Massimiliano di 100 euro al mese.

La situazione economica della Cooperativa è stabile, nell’ultimo anno e mezzo, dopo aver tappato tutte le falle che si erano create, abbiamo una situazione di crescita. La crescita è lenta, molto lenta… sarà per le scarse competenze, sarà per la situazione economica dell’Italia, sarà per altri motivi ancora, in ogni caso la Cooperativa in questo momento sopravvive, lo fa anche per merito di Massimiliano, che nonostante le difficoltà, si è impegnato a imparare il mestiere, ha fatto sacrifici e ogni giorno si impegna.

Oggi possiamo pensare di dare 100 euro in più a Massimiliano, ieri non potevamo… ma comunque questo non significa che tutto vada bene, questo significa che piano piano costruiamo e cresciamo, ma dobbiamo continuare a farlo e dobbiamo farlo con ancora più determinazione di quella che già ci stiamo mettendo, diversamente rischiamo di retrocedere invece di avanzare.

Con questa mail non voglio appesantire gli animi o creare malumori, quello che vorrei trasmettere è che possiamo essere felici di quello che abbiamo, ma ancora di più dovremmo essere felici di immaginare come potremo essere se tra tre o sei mesi potessimo pagare anche altri stipendi.

Buona giornata,
Noemi

 


 

Lunga vita ai ribelli, Massimiliano De Andreis

Ciao,
non posso dire altro che grazie per tutto ciò che oggi rappresento per la cooperativa, per mio figlio e per la mia famiglia…

Sono consapevole del fatto che da solo non sarei riuscito a fare questo viaggio… spero, in questi anni e da quando sono diventato responsabile della bancarella, di avere rappresentato in modo degno gli obiettivi del nostro gruppo e della nostra cooperativa.

Mi rendo conto che l’impegno e i sacrifici a volte non bastano nel mondo del lavoro, ciò che mi continua a dare la forza di non mollare tutto, anche quando sono preso da momenti di frustrazione, è il legame che ho con voi e la gratitudine che provo.

Forse, anzi ne sono certo, se non avessi tutti i problemi che ho, sarai già tornato a delinquere…

Sembra un paradosso, ma occuparmi dei problemi di mio figlio e della mia famiglia è diventata la mia missione e, da quando sento sulla pelle che la ricerca dell’equilibrio è l’equilibrio stesso, ho cominciato a intuire come nella mia vita, così imperfetta e limitata, c’è tutto spazio per avere coscienza della mia finitezza e, allo stesso tempo, della sensazione di “infinito” che provo ogni giorno.

Lunga vita a noi ribelli del Gruppo della Trasgressione
Massimiliano

 


 

I fatti del Gruppo della Trasgressione, Angelo Aparo

Ho voluto pubblicare lo scambio fra due componenti centrali del Gruppo della Trasgressione e della nostra cooperativa Trasgressione.net per chiedere una mano a chi segue su Facebook, su www.trasgressione.net, su www.vocidalponte.it le nostre avventure.

Abbiamo bisogno di lavoro! In particolare, abbiamo bisogno di clienti che si riforniscano da noi per far sì che le spese che sosteniamo per tenere in piedi l’attività possano essere più facilmente ammortizzate.

Avremmo bisogno di un numero maggiore di ristoranti e bar che acquistino da noi frutta e verdura. Va da sé che i nostri prezzi e la qualità dei nostri prodotti sono ampiamente competitivi e che il nostro servizio è serio, puntuale, amichevole, limpido, igienicamente controllato.

Potrebbero comperare i nostri prodotti ortofrutticoli anche gruppi di consumatori che si riuniscono per avere prodotti di qualità a prezzi competitivi. In un condominio bastano 20 famiglie riunite per avere rifornimenti un paio di volte a settimana e risparmiare considerevolmente rispetto ai prezzi del supermercato o dei mercati rionali:
Adriano Sannino: 389 121 9992
cooperativa@trasgressione.net

Un’altra area della nostra attività è il restauro (vedi i lavori già fatti in collaborazione con il FAI (Monastero di Torba), con il comune di Rho (Villa Burba), con il comune di Brugherio (Monumento ai caduti). Responsabile dei lavori è l’architetto Vittorina Bertuolo; capomastro della squadra è il sig. Antonio Tango, responsabile dei contatti per il restauro è
la prof.ssa Nuccia Pessina: 333 213 7261
cooperativa@trasgressione.net

Più modestamente, facciamo anche lavori di manutenzione, tinteggiatura, piccoli traslochi, sgombero cantine, pulizie:
Adriano Sannino: 389 121 9992
cooperativa@trasgressione.net

Per quanto strano possa sembrare, facciamo anche concerti. La nostra Trsg.band da oltre 10 anni propone canzoni di Fabrizio De André intrecciate con interventi dei detenuti del Gruppo della Trasgressione:
Lara Giovanelli, 335 583 0505
associazione@trasgressione.net

Infine, oltre a fare prevenzione del bullismo nelle scuole medie inferiori e superiori dell’intera provincia di Milano, portiamo in teatro il nostro Mito di Sisifo:
Carlotta Boccaccio, 338 385 6139,
associazione@trasgressione.net

Angelo Aparo

Vai alla pagina delle nostre attività

 

Il mito di Sisifo e il Gruppo Trsg

Il Gruppo della Trasgressione, nato nel 1997 a San Vittore, è presente oggi anche nelle carceri milanesi di Opera e Bollate e, all’esterno del carcere, nei locali dell’ASL Milano, Corso Italia 52. Ne fanno parte detenuti e comuni cittadini, soprattutto studenti universitari e neolaureati provenienti da Psicologia, Legge, Filosofia, Scienze dell’educazione.

Membri esterni e detenuti s’incontrano settimanalmente dentro e fuori dal carcere, studiano e si confrontano su temi che riguardano esperienze di sconfinamento, come la trasgressione, la sfida, l’abuso. Gli scritti del gruppo sono su www.trasgressione.net e su Voci dal ponte.

Da quando abbiamo cominciato a giocare col mito di Sisifo, continuiamo a scoprirne le inesauribili potenzialità. Provenendo da istituti diversi, a volte i detenuti che vanno sul palco si conoscono poco, ma tutti sanno quanto il mito li riguardi da vicino. Per questo detenuti e studenti del gruppo, dando voce ai diversi personaggi, provano a individuare le parentele fra i sentimenti di sempre e i nostri conflitti di oggi.

Sisifo è il re di Corinto, che attraversa un periodo di gravissima siccità. Gli abitanti pregano gli dei e fanno sacrifici a Giove e ad Asopo, dio delle acque, affinché concedano a Corinto una sorgente per coltivare i campi. Ma gli dei si dedicano ai loro festini mentre il popolo di Corinto muore di sete. Sisifo, senza andare troppo per il sottile, riesce a procurare l’acqua al suo popolo, ma incorre nelle ire del re dell’Olimpo, che si vendicherà con la famosa pena del masso.

Conclusa la rappresentazione, viene il momento del teatro Forum, con altri attori (anche provenienti dal pubblico) a reinterpretare alcuni passaggi del mito. In questa fase, ci si interroga col pubblico sul problema della siccità a Corinto, sul rapporto di Sisifo con Giove, degli adolescenti con il limite e con l’autorità, dell’uomo con i suoi bisogni terreni e le sue ambizioni di eternità. Nel mito, infatti, ci sono tutti i personaggi e i passaggi necessari a che vengano facilmente fuori i conflitti fra genitori e figli, fra allievi e insegnanti, fra cittadini e figure istituzionali.

 

Negli anni la rappresentazione ha confermato ripetutamente le proprie potenzialità, tanto che la portiamo nelle scuole anche per gli incontri sulla prevenzione del bullismo. Nostro obiettivo è promuovere fra genitori e figli, insegnanti e allievi, autorità e liberi cittadini una riflessione su:

  • gli strumenti che ci mancano per responsabilità di chi non si occupa di noi e della nostra evoluzione;
  • quelli che, pur essendo alla nostra portata, non riusciamo a vedere perché ne abbiamo perse le tracce;
  • quelli che preferiamo non vedere per trovare giustificazione alla nostra resistenza a evolverci.

 

Lettera di Sisifo al pubblico

L’invincibilità! Nella mia vita, ho sempre avuto bisogno di questa difesa. Ho sempre cercato situazioni pericolose per sentirmi vivo e per distinguermi dagli altri. Mi sono tenuto al di fuori delle regole, facendo in modo che il più forte, in ogni caso, fossi io! In questo modo ho nascosto le mie debolezze e ho pensato di potere staccare a morsi tutto quello che volevo, senza dover passare mai dalla cassa.

Oggi penso che non sia stato utile nascondere a me stesso i miei limiti e autoconvincermi di poter fare ogni cosa io volessi. Non voglio rinnegare quello che è stato, ma molte volte avrei potuto fare meglio. Questo rende oggi meno desiderabile l’invincibilità che avevo fantasticato. Nessuno al mondo, per quanto forte e potente, può essere invincibile; siamo troppo piccoli davanti a tanti mali come malattie e catastrofi o anche solo davanti al semplice e imprevedibile caso.

Per questo, oggi penso che l’invincibilità sia solo una condizione mentale per negare le paure che stanno dentro di noi, una corazza a protezione dei nostri lati più fragili.


 

Negli ultimi 8 anni abbiamo portato Sisifo e le riflessioni che ne seguono in decine di scuole e di teatri di Milano e provincia e nelle tre carceri di Milano.

La pagina con gli scritti su Sisifo            Il video di Mimmo Spina da RAI News

Per avere il Mito di Sisifo e il Gruppo della Trasgressione al mattino nelle scuole o la sera nei teatri per un pubblico adulto, rivolgersi a

 

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Trasgressioni e conquiste

Trasgressioni e conquiste, Buccinasco 02-02-2016, Gemma Ristori

L’incontro di martedì 1° Marzo nella scuola media di Buccinasco ha un antefatto. Ore 8:40, casa del dott. Aparo, tre ragazze ancora assonnate, subito dopo il buongiorno, vengono colte di sorpresa da domande del tipo:
Prof: quando è stata scoperta l’America?
Noi: 1492
Prof: e.. quando è stato scritto l’infinito?
Noi: Ah, boh!
Prof: Beh, cercatelo!

E così, passando dal salotto di casa Aparo al viaggio in macchina, cominciamo a prendere appunti su alcuni passi cruciali della storia dell’uomo. Arrivati a scuola, ci viene svelato il piano: lo scopo della giornata è effettuare una ricerca sul rapporto con il limite di studenti e detenuti. Come per ogni ricerca che si rispetti vengono dichiarate le fasi e le modalità che la caratterizzano:

  1. Esposizione di alcuni passaggi significativi nella storia dell’uomo;
  2. Collaborazione attiva fra studenti della scuola che ci ospita e detenuti e studenti universitari del gruppo;
  3. Esplorazione dei sentimenti verso la trasgressione, la conquista, lo sconfinamento nella mitologia e nella letteratura;
  4. Confronto fra le emozioni più comuni fra studenti e detenuti;
  5. Eventuali correlazioni tra atteggiamenti verso il limite e stile del rapporto con l’autorità.

Inizia l’incontro e il dott. Aparo fa accomodare sul palco studenti e detenuti del Gruppo della Trasgressione insieme ad alcuni studenti della scuola. Siamo nella prima fase e la domanda che apre le danze è: “Cosa vi viene in mente in relazione al superamento del limite nella storia o nella mitologia?”, poi richiama, a mo’ di esempio, la mela di Adamo ed Eva e chiede cosa suggerisce.

A questa sollecitazione risponde Matteo, un metro e 50 di curiosità e dolcezza condita da un pizzico di timidezza; il suo intervento è integrato da quello di Roberto Cannavò, che sottolinea come Adamo ed Eva caddero in tentazione perché ottenebrati dal desiderio di diventare come Dio.

Il dott. Aparo si rivolge nuovamente ai piccoli e ai meno piccoli presenti sul palco, chiedendo altri esempi di superamento del limite. E’ ancora Matteo a intervenire citando il viaggio di Ulisse oltre le colonne di Ercole, limite estremo del mondo conosciuto. Il prof., dopo aver sottolineato la pertinenza dell’esempio, ricorda che anche Dante Alighieri nella Divina Commedia cita il viaggio di Ulisse in relazione al desiderio insaziabile di conoscenza, ma condanna l’eroe in relazione all’arroganza con cui amministra tale desiderio.

E così, la ricerca condotta da studenti e Gruppo della Trasgressione assume sempre più le forme di un viaggio spinto dal vento della curiosità, un itinerario che coinvolge mitologia, letteratura, arte, scienza e storia, la cui mappa viene tracciata grazie al contributo di persone con età e vissuti molto distanti tra loro.

Viene citato dal Dott. Aparo il mito di Prometeo, che rubò il fuoco (strumento di conoscenza ed emancipazione) a Zeus per permettere agli uomini di avere la luce; Manuela, un metro e trenta di tenerezza e curiosità, ricorda come tappa importante nel cammino dell’umanità i primi voli in aereo e illustra, su sollecitazione del Prof, il mito di Icaro. Alberto Marcheselli sottolinea come inizialmente Icaro usi le ali di cera per emanciparsi, per fuggire dal labirinto di Dedalo, ma poi, preso dall’ebbrezza del volo, si spinge sempre più vicino al sole (avvicinarsi a Dio), così che le ali si sciolgono e Icaro precipita.

Viene così raggiunta la prima meta del viaggio: ogni volta che l’uomo punta a superare un limite, coesistono in lui due spinte, una miscela fra: da una parte, il desiderio di emancipazione, di crescita, di autonomia; dall’altra, quello di sfidare l’autorità, con la conseguente vertigine data dall’illusione di superare colui che ha posto il limite o addirittura di ucciderlo.

Il tragitto continua… Mohamed cita il nostro mito di Sisifo e il suo disprezzo per le divinità dell’Olimpo; un ragazzino della scuola cita il Simposio di Platone e la divisione dell’uomo in due metà costrette a cercarsi per tentare di recuperare l’antica forza che era stata tolta all’androgino da Zeus per timore che potesse minacciare lo status degli dei; Alessandra cita il ritratto di Dorian Grey e il desiderio dell’eterna gioventù; Gemma parla di Edison e dell’invenzione della lampadina; Alberto parla del delirio del dott. Frankestein di Shelley.

Conclude la carrellata il Dott. Aparo che sottolinea come anche nel progresso scientifico e nello sport ci sia un confine labile tra il desiderio di crescere e migliorarsi e la vertigine di sentirsi in cima al mondo. E cita la voglia di conoscere di Marco Polo e Colombo; il Faust di Goethe che, in nome della conoscenza, stipula un patto col diavolo per riceverla tutta e subito; la tragica spedizione sull’Everest dove, a causa della voglia di esibire e consumare risultati ed emozioni, persero la vita 19 persone; infine ricorda il primo uomo sulla luna, con il senso di trionfo, ma anche con il lavoro e le allenze necessarie per arrivarci.

E siamo alla seconda tappa del nostro viaggio: il desiderio di superare il limite, la spinta verso l’infinito è una caratteristica insita nell’essere umano; ma solo se questa spinta è accompagnata dal progetto, dal lavoro, da alleanze appropriate potrà portare a traguardi costruttivi e duraturi. Edison, Franklin (l’inventore del parafulmine) e molte altre personalità che hanno scolpito la storia, hanno raggiunto traguardi e contribuito all’evoluzione dell’uomo e al nostro benessere odierno; ma cosa permette di raggiungere mete così straordinarie senza farsi vincere dalla vertigine del senso d’onnipotenza?

Il Dott. Aparo suggerisce, a questo proposito, un confronto fra due modi di procedere: uno puntato al miglioramento di sé e/o al perfezionamento dell’oggetto cui ci si dedica; l’altro basato sulla ricerca del potere e/o dell’eccitazione. Nel primo caso, ogni gradino è un’esperienza e un arricchimento; nell’altro, si punta a conquistare trofei, che spesso vengono consumati molto velocemente, senza saziarne la fame.

Questa differenza nel rapportarsi con i limiti non prescinde dall’immagine dell’autorità che ciascuno di noi ha interiorizzato. La relazione emotiva con il limite, infatti, cambia significativamente se il viaggio verso la meta viene effettuato all’insegna del rancore e dell’opposizione o se, invece, viene sostenuto da un’autorità accuditiva.

Come il mito, la letteratura e le storie di molti componenti del gruppo della trasgressione documentano, raggiungere la meta per chi sente dentro di sé che ogni conquista equivale a una battaglia vinta contro un genitore castrante porta con sé la fantasia di distruggere il genitore stesso (e questo induce a rimettere perennemente in scena atti di sopraffazione e di autodistruzione); procedere invece in sintonia con una guida che indichi la strada permette di orientarsi, di crescere e di nutrirsi di quanto si incontra nel cammino e dei propri risultati.

La conclusione del nostro itinerario, partito da Adamo ed Eva e giunto all’allunaggio, viene suggellata dagli interventi del piccolo Matteo e della piccola Manuela che ribadiscono l’importanza della guida per raggiungere mete appaganti.

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Una giornata con Sisifo

Una giornata con Sisifo, Alberto Marcheselli

Mi sono assunto l’impegno di raccontare l’incontro avvenuto tra gli studenti di una scuola media di Buccinasco e il Gruppo della Trasgressione, incontro durante il quale i membri del gruppo hanno inscenato il Mito di Sisifo.

Il Mito, io credo, è un modo per rappresentare i vizi dell’uomo, le sue debolezze e i suoi difetti. Metterli in scena è uno strumento attraverso cui la tragedia da sempre svolge il compito di esorcizzare e di metabolizzare le carenze e la caducità dell’umana condizione, un rito che consente all’uomo di interrogarsi sull’uomo. Fino a qui, tutto difficile ma nulla di rivoluzionario.

L’insolito è mettere in scena il Mito con attori che non sono attori e che di miti greci ci capiscono assai poco (o niente) davanti a un pubblico di studenti, che poi sono poco più di ragazzini e che di miti greci ne sanno poco di più. Farlo, poi, senza copione, affidandosi all’istinto, all’intuito, al vissuto, è rasentare l’incoscienza.

Ma l’effetto è stato incredibile (lo è ogni volta). Gli attori o meglio i non attori hanno portato sul palco pezzi di vita, scorci del loro passato, sguardi sul futuro con la conseguenza che anche questa volta è avvenuto l’incontro tra due mondi, il confronto tra esperienze agli antipodi su un terreno fatto di comprensione e di attenzione, con momenti in cui Sisifo/Ivano si diverte e diverte come un giullare, trovando a ogni svolta della vicenda nuovi spunti, con un’originalità e una genialità che sembra quasi abbia studiato tutta la vita, alternati alla fatica di Nicola e a quella di Rosario che fanno i consiglieri e diventano rossi davanti ai ragazzini.

Un turbinare di emozioni, che si succedono e s’intrecciano, un’atmosfera gestibile solo attraverso una profonda conoscenza dell’uomo. Non ho ancora ben capito come il dott. Aparo riesca a “liberare” le persone, a far sì che si mostrino come sono o come vorrebbero essere.

Nel dibattito subito dopo la rappresentazione, il detenuto diventa padre, lo studente figlio; il figlio/studente diventa rimpianto per il passato e spunto per il futuro; e poi la guida, l’insegnante, le assenze e le lacrime (qualche volta). Un amalgama di passioni, quella della guida, quella del dottore e la dedizione di qualcuno di noi (detenuti).

Insomma, c’è una domanda che spesso viene fatta al Gruppo della Trasgressione e cioè “cosa facciamo al gruppo? Lo so, lo vedo, lo sento, lo vivo: creiamo pensiero, costruiamo passione!

Qualche gruppo fa il dott. Aparo “ha fatto un pezzo” (così io l’ho sentito) di estremo valore su come i colori della mente diventino pensieri e poi prendano forma attraverso le parole e su come le parole possono essere usate per liberare o imprigionare gli uomini. Un grande potere quello delle parole!

Ecco io credo che tutte le volte che ci confrontiamo, tra di noi e con i ragazzi delle scuole, trasformiamo i nostri colori in pensieri, diamo alle nostre parole il potere di renderci liberi. Questo riusciamo a farlo perché il dottore ha messo la sua intelligenza a nostro servizio e per questo io gli dico grazie e mi ritengo fortunato perché non è facile incontrare qualcuno capace di dare alle parole tanta forza.

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L’aiuto

L’aiuto, Simone Testa

Ho aiutato a vendere droga, ho aiutato prestando soldi e facendomene dare il doppio, ho aiutato a distruggere i sogni di tante persone, che grazie alla droga si sono rovinate. Intanto che mi costruivo la strada per venire in carcere, ho distrutto per i miei figli il sogno di ogni bambino, quello di crescere vicino a entrambi i genitori.

Oggi con il giusto aiuto e con il desiderio di cambiare vita, sono arrivato ad avere un’importante opportunità di riscatto, quella di aiutare nel vero senso della parola. Spero di cuore che io possa rientrare in questo progetto della C.R.I.

Da molto tempo la mia paura più grande è quella che mio figlio possa imitarmi ripercorrendo i miei passi. Questo progetto sarebbe la giusta medicina per far capire a mio figlio che, nonostante gli errori che ho commesso, oggi sto ricostruendo la mia strada nella maniera giusta. Spero che, se vuole emularmi, cominci a farlo da oggi, che sto imparando come e chi aiutare.

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La ninna nanna e le mazzate

In previsione degli incontri e della collaborazione su “La ninna nanna e le mazzate”, si richiede di leggere i due dialoghi: “La rotta del peluche” e “Nica” e di rispondere ai seguenti item:

  • Prime evocazioni spontanee per ciascuno dei due dialoghi
  • Tratti distintivi dei quattro personaggi
  • Tratti emergenti della relazione nell’uno e nell’altro caso
  • Confronto fra i due dialoghi e individuazione delle analogie e delle differenze fra i due tipi di relazione genitori/figli
  • Quali conflitti vivono i genitori nei due dialoghi
  • A quali atteggiamenti ricorrono per affrontarli
  • Cosa fa venire in mente l’ultimo atto del figlio nell’uno e nell’altro caso
  • Prefigurazione di cosa accadrà negli anni successivi al dialogo nell’uno e nell’altro caso.

Dopo la lettura dei dialoghi, ci si può servire della voce “Lascia un commento” per rispondere alle diverse domande e per aggiungere ulteriori contributi personali.

Non è indispensabile rispondere a tutte le domande, che vogliono essere soltanto un aiuto per ordinare le idee e poterle confrontare con quelle degli altri scout e dei detenuti del gruppo.

Infine, chi ne ha piacere può partecipare all’iniziativa inviando a associazione@trasgressione.net un proprio dialogo che risponda ai requisiti richiesti per la serie “La ninna nanna e le mazzate”:

Un genitore vorrebbe fare addormentare il figlio, ma il bambino o l’adolescente continua a fare domande perché teme che, se si addormenterà, il padre o la madre andranno via. Le domande possono essere di qualsiasi genere. Ciò che non cambia è che, di fronte alle domande sempre più pressanti del figlio, le risposte del genitore diventano sempre più evasive, fino a quando, in uno scatto d’ira, il genitore esasperato addormenta il figlio con una scarpata in testa.

Chi lo desidera può chiedere di essere accreditato come collaboratore di Voci dal ponte e inserire direttamente sul sito il proprio racconto.

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Sulla rotta del peluche

Sulla rotta del Peluche, Cisky

Papà: Adesso andiamo a fare la nanna, che papà ha da fare.

Bambino: Ma io non ho sonno papà… guarda sono sveglio! Perché non possiamo giocare un po’? Io voglio giocare con te!

P: Perché adesso non si può e perché devi dormire… domani giochiamo! Promesso, però soltanto se adesso chiudi gli occhi e dormi.

B: Allora raccontami una storia… una storia, una storia, dai una storia, ti prego, una storia.

P: Ti ho detto che non ho tempo! Mi ascolti quando ti parlo?! E ora dormi, che devo andare.

B: Uffaaa, ma perché devi sempre andare via? Tu non dormi?

P: No! Tu devi dormire! lo devo uscire per pensare a te e alla mamma, così non vi mancherà mai niente.

B: Però tu non ci sarai, papà!

P: Cerca di chiudere gli occhi, non farmi arrabbiare.

B: Ma perché devo dormire per forza?

P: Perché te lo dico io!

B: Io devo fare tutto quello che mi dici perché sei grande?

P: Sì, è proprio così, e tu devi solo ubbidire.

B: allora voglio essere grande per comandare anch’io!

P: Guarda che mi stai facendo perdere la pazienza, tra un po’ le prendi se non mi dai retta… forza cerca di dormire.

B: Papà perché non mi abbracci mai?! Perché non mi dici mai ti voglio bene?! Perché non capisci quello che voglio?!

P: Ti avevo avvisato (prende il bastone), adesso basta, te le suono!

Il bambino blocca il colpo afferrando il bastone e togliendolo poi di mano al padre

B: No papà! lo sono grande, adesso mi “arrabbio” io!

Il bambino lancia contro il padre il peluche che abbracciava, sostituendolo con il bastone… e stringendo al petto il nuovo feticcio si addormenta

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