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L’abuso e i suoi protagonisti
Cosa prova chi commette un abuso ai danni di qualcuno e cosa prova la vittima? Come si evolve nel tempo ciò che sentono i due protagonisti dell’evento? Cosa ne favorisce l’evoluzione?
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- 4 mesi, 3 settimane fa
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Radici, alberi, innesti
Ero sorpreso ieri mattina: pochi minuti dopo che questa lettera su "Le radici che non ho scelto", arrivata via mail a tutti noi, Juri Aparo l'aveva già messa online e mi aveva inoltrato il link su Telegram.... una velocità singolare, per chi lo conosce un poco come me e sa che in questo periodo non ha tempo - come gran parte di noi, immagino - neppure per respirare. Eppure qualcosa doveva averlo interessato, ritenendola utile - alla stregua del suo lavoro in carcere e per quello che ha in mente per il prosieguo del nostro progetto - di una maggiore diffusione.Poi nel pomeriggio, riunione nella redazione di Caterpillar per confrontarci sulla scaletta di mercoledì, e ancora Juri che prende la parola e cita a tutti i presenti il passaggio concettuale - in quella lettera - su "Le radici che non ho scelto".Non ricordo se nel frattempo mi guardava, quasi a chiedere cosa ne pensassi io. Troppo stanchezza, ieri, la mia. E troppe cose fatte di fretta, anche se tutte andate molto bene (ad iniziare dalla udienza delle 9.30 finita miracolosamente in fretta, per poter poi andare in aula bunker per le prove tecniche e poi ritornare ancora in Tribunale; per continuare con la notizia che alcuni giovani adulti detenuti hanno ottenuto dai Giudici il permesso per essere presenti mercoledì, unita a quella che sì, ci sarà anche Giuseppe, "papà molto appassionato" a detta di sua sorella Carla e figlio di Guido Galli).Alla fine ho trovato il tempo per leggerla, con la calma che meritano tutte queste cose belle e preziose che ci stiamo scrivendo in questo gruppo google.Da uomo adulto, il tema delle "radici che non ho scelto" ha sempre trovato anche me concorde. Fino a quando mi sono chiesto, come forse tanti altri - ma era sicuramente frutto un barlume di una domanda precedente, racchiusa velocemente in un cassetto emotivo della mia adolescenza - se fosse possibile invece sceglierseli i propri genitori.Nell'approssimarsi dei miei 50 anni, leggendo Hillmann ("La forza del carattere") in aiuto a riflettere sul tempo che avanza, mi sono ritrovato catturato da una impostazione che appare contraria al tema indicato da Samuele.E' sempre Hillmann, nel suo (più famoso) libro "Il codice dell'anima": uno spunto per la buonanotte, che riporto qui sotto. E grazie anche a Samuele, in attesa di capire il mio amico Juri cosa dirà anche di questo.“Il paradigma oggi dominante per interpretare le vite umane individuali, e cioè il gioco reciproco tra genetica e ambiente, omette una cosa essenziale: quella particolarità che dentro di noi chiamiamo “me”. Se accetto l’idea di essere l’effetto di un impercettibile palleggio fra forze ereditarie e forze sociali, io mi riduco a mero risultato. Quanto più la mia vita viene spiegata sulla base di qualcosa che è già nei miei cromosomi, di qualcosa che i miei genitori hanno fatto o hanno omesso di fare e alla luce dei miei primi anni di vita ormai lontani, tanto più la mia biografia sarà la storia di una vittima. La vita che io vivo sarà una sceneggiatura scritta dal mio codice genetico, dall’eredità ancestrale, da accadimenti traumatici, da comportamenti inconsapevoli dei miei genitori, da incidenti sociali. Più in profondità, tuttavia, noi siamo vittime della psicologia accademica, della psicologia scientistica, financo della psicologia terapeutica, i cui paradigmi non spiegano e non affrontano in maniera soddisfacente – che è come dire ignorano – il senso della vocazione, quel mistero fondamentale che sta al centro di ogni vita umana, il destino, il carattere, l’immagine innata: le cose che, insieme, sostanziano la “teoria della ghianda”, l’idea, cioè, che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta. [...] Ciascuna persona viene al mondo perché è chiamata. L’idea viene da Platone, dal mito di Er che egli pone alla fine della sua opera più nota, la Repubblica. In breve, l’idea è la seguente: Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è unico e tipico nostro. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo tutto questo e crediamo di esserci venuti vuoti. È il daimon che ricorda il contenuto della nostra immagine, gli elementi del disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro destino. Secondo Plotino (205-270 d.C.), il maggiore dei filosofi neoplatonici, noi ci siamo scelti il corpo, i genitori, il luogo e la situazione di vita adatti all’anima e corrispondenti, come racconta il mito, alla sua necessità. Come a dire che la mia situazione di vita, compresi il mio corpo e i miei genitori che magari adesso vorrei ripudiare, è stata scelta deliberatamente dalla mia anima, e se ora la scelta mi sembra incomprensibile, è perché ho dimenticato".
Francesco Cajani
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- 2 settimane, 5 giorni fa
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Sui confini della libertà
Vorrei porre a chi abbia il piacere di dire la propria una domanda che mi pesa molto e che negli ultimi giorni, a causa dell'ingorgo negli ospedali, mi punge ancora di più. Se alle persone viene lasciata la facoltà di non vaccinarsi e di esporsi ai rischi che ne discendono, perché, una volta contratto il virus, non viene loro lasciata anche la responsabilità di vivere le conseguenze della loro scelta? E' capitato più volte che persone in prima linea nelle manifestazioni No Vax, giunte in ospedale dopo essere state contagiate e in serio rischio di vita, abbiano rifiutato le cure e siano morte tenendo fede ai propri principi. Altri No Vax, constatato che le cose volgevano al peggio, hanno invece chiesto di essere curate. Ma se chi ha facoltà di promuovere e amministrare le norme ritiene e afferma che non vaccinarsi equivale a mettere a repentaglio la propria e altrui salute e, nei casi peggiori, la propria e altrui vita, perché un No Vax viene curato come se non avesse fatto nulla di male? Una risposta potrebbe essere: per la stessa ragione per cui un rapinatore ferito viene curato nonostante abbia ucciso un paio di persone in uno scontro a fuoco con la polizia. Capisco, ma in ospedale per il rapinatore a rischio di vita era stato trovato il posto libero. E se di posti, invece, ce ne fosse stato solo uno e ad aver bisogno di cure con la stessa urgenza fossero stati il rapinatore e una delle persone che il rapinatore aveva ferito nel conflitto a fuoco? Di solito, quando uno opera un tentato omicidio non succede che va davanti al giudice e, una volta dichiarato il proprio pentimento, se ne torna a casa. E se un altro va contro mano in autostrada, la conseguenza non sarà una piccola multa… e la ragione è il rischio o il danno effettivo per gli altri. Perché, invece, si può essere liberi di praticare il No Vax e poi tornare, come si fosse dei figliol prodighi ritrovati, a beneficiare del supporto della stessa medicina e delle stesse strutture che in precedenza ci avevano ripetutamente inviatato a vaccinarci? A me sembra che ci si debba assumere la responsabilità di deliberare che il comportamento No Vax è o non è un male per la collettività e comportarsi di conseguenza. Forse il mio è un pensiero appesantito dal fatto che qualcuno a me caro non trova posto in ospedale per un'operazione di cui avrebbe bisogno. Ringrazio, in ogni caso, chi vorrà contribuire alla dialettica.
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- 3 anni, 2 mesi fa
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L’abuso e i suoi protagonisti