Contributi dal carcere per i cittadini di domani

Alle pagine su Genitori e Figli e su Area verde alcuni testi sul tema

Per le prenotazioni occorre inviare i propri dati alla mail cittadinidomani@gmail.com

  • specificando nominativo, luogo e data di nascita, residenza, numero del documento di identità e data di rilascio;
  • se, dopo avere ricevuto conferma dell’accreditamento, si decidesse di non partecipare, vi chiediamo di avvertire con mail di rinuncia, specificando nell’oggetto della mail la giornata

Istruzioni per presentarsi al carcere di Opera:

  • Martedì 19/11, presentarsi entro le ore 9:00 all’ingresso del carcere di Milano Opera (Via Camporgnago, 40 – Milano)

Le donazioni all’associazione Trasgressione.net non sono necessarie, ma ci sono bene accette, purché non eccessive :). Ci è invece gradito conoscere nella causale del bonifico chi condivide i nostri intenti.

 

La partita a bordo campo

L’iniziativa si snoda su tre giornate (10, 11, 12 novembre 2019). Per partecipare è indispensabile seguire le istruzioni sotto indicate e iscriversi entro il 5/11:  partitabordocampo@gmail.com

La partita a bordo campo  –  Il video di TG Regione

    • la domenica 10/11, ci sarà la partita di calcio vera e propria nel campo del carcere di Bollate. Vi si affrontano due squadre: una costituita da operatori penitenziari, l’altra da detenuti e studenti del Gruppo della Trasgressione e di altri gruppi che perseguono analoghe finalità nelle tre carceri di Bollate, Opera e San Vittore. Giocheranno sul campo Autorità istituzionali e detenuti che, dopo aver vissuto negli anni della devianza e nei primi tempi della carcerazione un sordo rancore verso l’autorità, oggi cercano di interiorizzarne i criteri e gli obiettivi grazie alle iniziative e alle attività rieducative presenti negli Istituti. Scopo della partita è, come in ogni gioco, puntare alla vittoria giovandosi delle regole che vengono interpretate e difese dagli arbitri in campo.
    • Il lunedì 11/11, la Partita a bordo campo continua con un convegno nel teatro del Carcere di Opera sulle finalità della punizione e sui criteri grazie ai quali Punizione possa fare coppia con Rieducazione: magistrati, operatori penitenziari e detenuti si interrogano, in una vera e propria tavola rotonda, sulle caratteristiche di una punizione che abbia come principale finalità l’interiorizzazione dei principi cui la punizione stessa si ispira e, in particolare: se e come la punizione possa avvicinare chi viola la norma con chi ne è interprete e tutore; se e come chi ha praticato e chi ha subito l’abuso possano insieme alimentare la coscienza collettiva ed, eventualmente, portarsi reciproco giovamento.
    • Il martedì 12/11, l’iniziativa si conclude nell’aula magna del Palazzo Giustizia a Milano, sede di grande valore simbolico, dove i protagonisti di conflitti e di contrapposizioni passate questa volta riferiscono e si interrogano su come viene interpretata la punizione in altri paesi europei (ne parleranno avvocati, magistrati, operatori penitenziari, docenti universitari). A conclusione della mattina del martedì, le riflessioni finali e i progetti di ricerca dei protagonisti dell’iniziativa in vista di un appuntamento per l’anno successivo.
    • Alle tre giornate parteciperanno alcuni familiari di vittime della mafia e della criminalità organizzata (Francesca Ambrosoli, Sandro Baldoni, Giorgio Bazzega, Elisabetta Cipollone, Marisa Fiorani, Paolo Setti Carraro), persone che hanno reagito alla perdita dei congiunti aprendosi a una ricerca che da qualche anno portano avanti insieme con i rei che hanno causato i loro lutti.

Le tre giornate sono aperte a tutti cittadini e, in particolare, a studenti universitari, neo professionisti e agli operatori del settore.

Per le prenotazioni occorre inviare i propri dati entro il 4 novembre alla mail Partita a bordo campo

  • specificando nominativo, luogo e data di nascita, residenza, numero del documento di identità e data di rilascio;
  • indicando nell’oggetto della mail la giornata alla quale si intende partecipare, cioè Domenica, Lunedì, Martedì;
  • inviando due o tre mail con oggetto specifico (“Domenica”, “Lunedì”, “Martedì”) se si intende partecipare a più di una giornata;
  • se, dopo avere ricevuto conferma dell’accreditamento, si decidesse di non partecipare, vi chiediamo di avvertire con mail di rinuncia, specificando nell’oggetto della mail la giornata

Istruzioni per presentarsi nella sede specifica:

  • Partita sul campo di calcio del carcere di Bollate, Domenica 10/11, ore 14:00. Presentarsi entro le 13:30 all’ingresso del carcere di Milano Bollate (Via Cristina Belgioioso, 120 Milano)
  • Convegno sulla punizione nel teatro del carcere di Opera, Lunedì 11/11, ore 9:30. Presentarsi entro le ore 9:00 all’ingresso del carcere di Milano Opera (Via Camporgnago, 40 Milano)
  • La punizione in Italia e negli altri paesi europei, 12/11, ore 9:30-12:30
    presso Aula magna di Palazzo Giustizia, ingresso Via Freguglia o Corso di Porta Vittoria, ore 9:00
    Per le prenotazioni occorre inviare i propri dati (Nome, Cognome, luogo e data di Nascita, Residenza, Numero del proprio documento di identità) entro il 4 novembre a Partita a bordo campo

Le donazioni all’associazione Trasgressione.net, pur se non necessarie, ci sono bene accette, purché non eccessive :). Ci è invece gradito conoscere nella causale del bonifico chi condivide i nostri intenti.

 

 


L’iniziativa rientra nei più ampi progetti:

Come introduzione alla problematica della punizione,

 

 

 

Il Mito di Sisifo

Perché ancora Sisifo?

Perché abbiamo acquistato il nuovo furgone, il furgone di Sisifo!

Ma anche e soprattutto perché Sisifo è l’immagine allo specchio di una parte di noi. Sisifo è un adolescente che vorrebbe diventare adulto e vorrebbe essere aiutato nel suo intento dagli adulti, intanto che, come buona parte degli adolescenti, dubita della serietà dell’adulto, dei genitori, delle autorità.

Sisifo, insomma, vorrebbe diventare grande, eroe, vorrebbe salvare il suo popolo dalla siccità. Per raggiungere lo scopo ha bisogno dell’aiuto degli dei, dei potenti, i quali però sono un po’ troppo distratti dai loro interessi personali.

La sua confusa fantasia, come per buona parte degli adolescenti, è combattere con i grandi, superarli e poi, una volta sicuro di essere approdato al mondo degli adulti, tornare a far pace con loro.

Ma il percorso è difficile; è difficile governare i sentimenti che accompagnano questo tragitto, anche perché il timore di non essere all’altezza del compito induce l’adolescente ad atteggiamenti velleitari e a coprire con la maschera dell’arroganza la sensazione di fragilità o addirittura di impotenza che egli vive. Sensazioni che, oltretutto, diventano massimamente destabilizzanti quando gli adulti non lo accompagnano in questo difficile cammino o, addirittura, lo respingono in conseguenza dei suoi errori, delle sue trasgressioni.

Se le cose vanno male, il pressante bisogno di essere appoggiato e riconosciuto dai genitori, dagli insegnanti, dalle autorità verrà sostituito dalla velleità di poter fare da solo, l’antica sensazione di fragilità diventerà un ricordo lontano e male accetto, la maschera dell’arroganza diventerà la parte più presente e riconoscibile della nuova identità.

E così, avanti, fino alla sfida con Giove e alla… fatica di Sisifo, pesante, inutile, senza fine, almeno fin quando non si torna a dialogare con il bisogno che ciascuno di noi ha di essere compreso e sostenuto mentre cerca, a volte sbagliando, il proprio ideale e la propria libertà.

Angelo Aparo

Gli scritti sul Mito di Sisifo

 

 

Il Furgone di Sisifo

Caro sig. Volpi,

ieri a Brescia non ci siamo visti, ma mi fa piacere salutarla e ringraziarla per la cortesia che ci ha dedicato.

So che Adriano l’ha chiamata mille volte forse stressandola un po’, ma è anche vero che non l’ho mai visto così contento. Ieri sera, a conclusione di una giornata di corse, ha deciso di portare il furgone sotto casa mia al solo scopo di farmelo guidare e goderne insieme.

Il nostro è stato un contatto di lavoro, ma mi fa piacere dirle che è stato per il Gruppo della Trasgressione anche un passaggio emozionante del progetto che portiamo avanti. Di certo, nell’acquisto di questo furgone, Adriano, per se stesso e come rappresentante dei componenti del gruppo, è stato più un mio partner di progetto che un detenuto del quale occuparsi.

Cordialmente
Angelo Aparo

Finalmente il furgone di Sisifo nuovo. Dopo avere spinto il masso e parlato con la coscienza, da uomo scassato, Sisifo è tornato un uomo nuovo.
Nino Torretta

Il Mito di Sisifo, il masso e il furgone

 

 

La complessità del male

Un intervento al liceo Modigliani di Giussano su “La complessità del male”, tema che nei prossimi mesi sarà centrale nell’indagine e nelle iniziative del Gruppo della Trasgressione.

Fra queste quella relativa al rapporto fra genitori detenuti e figli (che vedrà la collaborazione fra i detenuti del Gruppo Trsg di Bollate e i detenuti  dei due gruppi di Opera); quella che fa capo al Cineforum nel carcere di Bollate; La partita a bordo campo, del prossimo novembre.

Tutte le indagini e le iniziative nascono dalla collaborazione fra detenuti,  studenti universitari, persone la cui vita è stata dolorosamente segnata dalla follia criminale, insegnanti e comuni cittadini, figure istituzionali,  artisti (vedi il progetto con Domenico Fiumanò), esperti di settore come i partner de LO STRAPPO .

Il pre-partita

allenatore (7 anni): “allora, da dove vuoi iniziare?”

pubblico ministero (48 anni): “beh, che sia una cosa seria perchè se poi perdiamo la partita mi tocca dormire in carcere…”

allenatore: “perchè, se invece vincono i detenuti escono?”

 

La partita a bordo campo

Mangem in strada

L’invito è in Milanese, ma mi sento in dovere di puntualizzare, soprattutto a beneficio di chi fa il tifo per la Lega, che a far da mangiare sono detenuti ed ex detenuti del Gruppo della Trasgressione. Fra questi, uno viene dalla Siria, Khaled Al Waki; un altro, Isaia Schena, viene da Bergamo e ha un nome che fa pensare agli Ebrei.

Ciao Paolo

 

Ciao Paolo. Ho letto l’altro ieri l’articolo su Il Giorno e nel frattempo, grazie a Marisa Fiorani, ho messo a fuoco che oggi ricorre l’anniversario della morte del Gen. Dalla Chiesa, di tua sorella Emanuela e dell’agente Domenico Russo. Dopo il gruppo mi unirò anch’io agli ospiti presenti alla commemorazione organizzata da Libera.

Quello che hai detto ad Andrea Gianni “non chiedo un pentimento, ma l’inizio di un percorso e… vedere crescere in loro tracce di umanità che loro stessi non pensavano di avere” sintetizza quello che cerchi tu e altrettanto bene quello che cerchiamo al Gruppo della Trasgressione.

Non ci siamo mai fatti dichiarazioni di appartenenza o di comunione di intenti, ma da più di un anno viaggiamo insieme e sarà un piacere, appena rientri in Italia, dedicarci ai tanti progetti che abbiamo in cantiere.

Ti abbraccio anche a nome del gruppo Trsg, dove hai oramai un posto fisso.

Juri

 

 

 

 

 

 

Siamo persone

Lo scorso 5 giugno 2019 il Gruppo della Trasgressione ha avuto, grazie alla collaborazione con la direzione di Opera, un incontro con i detenuti e i loro famigliari, come si è soliti fare ogni anno.

Lo scopo primario della ricorrenza è quello di mostrare a mogli, figli e persone care il percorso che il detenuto può compiere all’interno dell’istituto penitenziario quando gli vengono date le possibilità e, soprattutto, gli strumenti per farlo. La giornata intendeva dare spazio all’evoluzione di tutti i detenuti che fanno parte del gruppo, ma questa volta è stato preso Vito Cosco come emblema del cammino collettivo.

Cosco è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio di Lea Garofalo e sta scontando la sua pena nel carcere di Opera. Quel giorno è stato invitato a rendere pubblico il testo che aveva portato al gruppo la settimana prima, uno scritto impegnativo che parla, pur se contraddittoriamente, di pentimento, evoluzione, valori appresi, di sofferenza, di silenzio protratto per anni, di condanna, di odio, di mancanze.

In merito a quella giornata, sono state scritte considerazioni da parte di detenuti, del coordinatore del gruppo Angelo Aparo, di Elisabetta Cipollone e anche della moglie di un detenuto. Penso sia importante fare attenzione a ogni osservazione, frutto dell’emozione con cui ognuno dei presenti ha vissuto quella suggestiva giornata. Spero che anche la mia possa dare un contributo e fornire uno spunto di riflessione.

Oltre che come componente del gruppo, io parlo qui in veste di figlia di un detenuto. Mio padre ha scontato diverse condanne penali in passato. Ho vissuto la realtà del carcere relazionandomi con detenuti fin da piccola, ma nutrendo una curiosità per questo mondo deviante, verso il quale si è soliti provare repulsione.

Leggendo lo scritto di Vito, per me è stato impossibile non attribuire quelle parole a mio papà, anche se, purtroppo, non le ho mai sentite dalla sua bocca.

Ha scontato le sue pene nel carcere di Novara, dove non sono presenti iniziative come quelle del Gruppo della Trasgressione; al contrario, i detenuti si limitano ad attendere il giorno del fine pena, ammesso che la loro condanna lo preveda. Con il susseguirsi delle carcerazioni ho visto mio padre cambiare, chiudersi; perfino il suo sguardo è diventato più spento, arrabbiato.

Credo che questo sia uno dei problemi più grandi del nostro paese. Ogni detenuto dovrebbe avere la possibilità, indipendentemente dalla gravità del reato commesso, di ricevere una rieducazione, un sostegno e un ascolto, anzitutto per riflettere sulle proprie azioni e per ritrovare la propria coscienza e, in secondo luogo, per affrontare in modo costruttivo la restrizione della libertà imposta dal sistema carcerario. La limitazione della libertà, seppur nella sua legittimità e correttezza, comporta infatti un cambiamento drastico nella vita della persona e credo che bisognerebbe dar loro i mezzi giusti per poterlo affrontare.

Se ciò non accade, il condannato, una volta fuori, non si sarà arricchito e nutrito di nulla e la stessa carcerazione si sarà rivelata inutile, anzi, circostanza aggravante alle condizioni già instabili del detenuto. Aumenterà inoltre la probabilità di commettere ulteriori atti devianti e di subire altre condanne, così come è successo a mio padre.

Ogni istituto penitenziario dovrebbe avere un Gruppo della Trasgressione, che accoglie tutti perché indipendentemente dalle azioni, al gruppo partecipano le persone. Durante gli incontri al gruppo, infatti, non ci focalizziamo sui reati commessi; io stessa non so nulla sulle ragioni per cui i detenuti si trovano ora a scontare le loro pene, ma poco importa. La nostra attenzione si rivolge ai valori che prima guidavano il condannato nella sua devianza e a come questi possano cambiare, divenendo così valori di umanità, cooperazione, moralità.

Quel giorno, mi sono rivolta a Christopher, figlio tredicenne di Vito, che come me ha vissuto il mondo carcerario fin da piccolo ma non per sua scelta. Mi sono sentita di suggerire a Christopher di non limitarsi a considerare suo padre per ciò che ha fatto, ma di provare a guardarlo per ciò che è oggi e per il percorso introspettivo che compie ogni giorno.

E se riescono i parenti di vittime ad assumere questa prospettiva incentrata non sul reato ma sulla persona, credo che tutti possano provare ad adottarla, o almeno questo è lo scopo che mi pongo come membro orgoglioso del Gruppo della Trasgressione.

Valentina Marasco

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