Non mi basta il calmante

La vita è un’altalena.
Una iena è il retroscena.

Non mi basta il calmante,
voglio la dose alienante.

La mia vita fa schifo,
Ma tu mi fai il tifo?

Reparto La Chiamata  – Inverno e Primavera  –  Officina Creativa

Insignificanti o padroni del mondo

Insignificante,
in un mondo alienante,
non ho mai trovato
nello spazio circostante
uno stimolo gratificante
che potesse rendere la mia realtà
meno lancinante.

E così,
in un nanosecondo
ecco che sono diventato
padrone del mondo
ho finalmente avuto la mia rivincita
su questo pianeta balordo,
dove
senza rendermene conto,
giorno dopo giorno
sempre di più
stavo toccando il fondo.
Affondo.

Reparto La Chiamata  – Inverno e Primavera  –  Officina Creativa

Delinquo dunque sono

Delinquo dunque sono,
lo faccio per stare sul trono.

Forse non ragiono,
La libertà mi fa paura,
Sarà il motivo della mia chiusura?

In ogni caso
si tratta di tortura

Reparto La Chiamata  – Inverno e Primavera  –  Officina Creativa

Mi manca una guida

Mi manca una guida,
Che mi sgrida
Che mi sorrida.

Da solo dove vai?
Magari dai burattinai,
Dove diventerai
Ciò che non sei stato mai.

Reparto La Chiamata  – Inverno e Primavera  –  Officina Creativa

Gabbie personali

Vivo da una vita
In una gabbia
Fatta di rabbia
Che mi annebbia
Come sabbia

Negli occhi miei.
Il dolore mi assale,
il dolore non è mai banale
è qualcosa che mi suscita
una furia animale.

Ma nessuno mi sente
E nessuno mi vede
E allora mordo, delinquo
E dunque sono.

Ma ora, ora che ho perso,
Rimango solo a parlare con me stesso.
Finalmente me lo sarei concesso.

Ma qui in carcere mi sento oppresso,
Per farmi stare quieto
mi danno tranquillanti,
Ma ho capito che è il Progetto
l’unica terapia di successo

Reparto La Chiamata  – Inverno e Primavera  –  Officina Creativa

La vita è un’altalena

La vita è un’altalena
Che mi culla,
che mi aliena,
aiuto, frena!

Questa maschera che indosso
mi incatena!
È tutta una messinscena
per nascondere la mia vera pena
di sentirmi da sempre inadeguato,
non stimato,
non amato.

Reparto La Chiamata  – Inverno e Primavera  –  Officina Creativa

Il male complesso e banale

Un incontro aperto per allargare i confini dell’indagine
che il Gruppo della Trasgressione conduce da anni su

La banalità e la complessità del male

Una intervista registrata di Tiziana Elli e di Edoardo Conti a Roberto Cannavò e ad Adriano Sannino e il dibattito che ne è seguito con loro giovedì 17 dicembre 2020 sulla pagina  Facebook del Gruppo della Trasgressione per

  • esplorare come si sprofonda nella palude del male e con quali mezzi se ne può uscire;
  • comunicare gli obiettivi e le responsabilità del nostro gruppo nella società;
  • conoscere la complementarità fra i diversi componenti del Gruppo della Trasgressione (autori e vittime di reato, studenti e detenuti, cittadini e istituzioni);
  • coltivare le risorse e le alleanze utili per onorare quanto indicato dalla costituzione;
  • investire sulla impegnativa costruzione di nuovi equilibri con nuovi cittadini più che su una lunga e improduttiva segregazione di chi ha offeso in passato il bene comune.

Disamistade (Fabrizio De André), La Trsg.band a Peschiera Borromeo, Novembre 2018

Collegamenti e Approfondimenti possibili:

 

Il Gruppo e la società

Elisabetta Vanzini, Matricola: 828123
Corso di studio: Scienze e Tecniche Psicologiche
Tipo di attività: Stage esterno

Periodo: dal 15/06/2020 al 20/11/2020
Titolo del progetto: Il Gruppo della Trasgressione, linfa per la società

 Caratteristiche generali dell’attività svolta:
istituzione/organizzazione o unità operativa in cui si svolge l’attività, ambito operativo, approccio teorico/pratico di riferimento

Il Gruppo della Trasgressione è un progetto creato dal Dottor Angelo Aparo più di 20 anni fa, che si avvale del lavoro congiunto di professionisti psicologi e avvocati, ex-detenuti e detenuti, parenti di vittime di reato, artisti, studenti e cittadini che decidono di dare il loro contributo, sostegno e punto di vista. Il Gruppo è costituito da un’Associazione che si occupa di molte iniziative: incontri settimanali con ex-detenuti che hanno portato a termine la loro pena o detenuti che hanno il permesso di uscire dal carcere, studenti e parenti di vittime, durante i quali ci si confronta con i temi portanti del Gruppo, quali l’arroganza, il delirio di onnipotenza, il riconoscimento dell’Altro, gli “Strappi” subiti durante la propria infanzia e adolescenza, il rapporto con l’Autorità e l’importanza di un adulto-guida durante l’adolescenza.

Oltre a questi incontri svolti nella sede in via Sant’Abbondio, a Milano, vengono condotti degli incontri all’interno delle carceri milanesi di San Vittore, Opera e Bollate. Altro braccio portante del Gruppo è la Cooperativa Sociale che, con la vendita di frutta e verdura nella sede e a domicilio, contribuisce a due aspetti fondamentali: permette al Gruppo di sostenersi economicamente e, cosa di più alto rilievo, offre un lavoro a ex-detenuti ormai in libertà che hanno portato avanti per molti anni un percorso di presa di coscienza . Non è da dimenticare la Trsg.band, un complesso musicale i cui spettacoli sono un mix costituito dalle storie sbagliate dei detenuti, da canzoni originali create per il gruppo e dalle canzoni di Fabrizio De André.

Obiettivo portante del Gruppo è il lavoro su se stessi, sul proprio passato e sulla propria coscienza e l’intima elaborazione delle proprie fragilità e dei sentimenti negativi, attraverso l’arricchimento permesso dall’ascolto delle altrui esperienze e il mutuo aiuto. Lavorare sulle fragilità è di fondamentale importanza perché sappiamo che, se non vengono esternate le emozioni negative e non si riconoscono le fragilità insite in ogni essere umano, questo mancato riconoscimento può portare alla messa in atto di comportamenti di tipo sintomatico o addirittura deviante. Questo percorso di analisi e sintesi, svisceramento delle fragilità per comprenderne ogni sfaccettatura possibile è necessario per l’evoluzione sia della persona non deviante, che riesce più o meno, nel corso della sua vita, a continuare a percorrere la retta via, sia per la persona che, per mancanza di una guida o per le più svariate ragioni, si sia allontanata dalla vita civile. Questa figura-guida assume le sembianze del Gruppo della Trasgressione, nello specifico del Dottor Aparo, ma anche di qualsiasi altra persona volenterosa appartenente all’Associazione che riesce ad accogliere mentalmente l’Altro.

 

Descrizione dettagliata del tipo di ruolo e mansioni svolte

Purtroppo, a causa dell’emergenza sanitaria in atto, ho avuto modo di partecipare fisicamente ad un numero ristretto di incontri presso la sede del Gruppo, che però sono stati sostituiti, per il momento, da incontri su piattaforme online, durante i quali ho avuto la possibilità di conoscere ex-detenuti, detenuti con permesso di uscita dal carcere, parenti di vittime di reato, professionisti e altri tirocinanti. All’interno di queste sedute ho potuto raccontare la mia esperienza, rivelare e affrontare le mie fragilità e ascoltare quelle altrui, esprimere la mia opinione riguardo gli argomenti più svariati e conoscere l’esperienza di vita di tutti componenti. Ho partecipato attivamente, attraverso la collaborazione con altri tirocinanti, alla redazione dei verbali degli incontri del martedì e del cineforum che avvengono periodicamente in sede e sulle piattaforme digitali. Nonostante non ci sia stata la possibilità di assistere e partecipare agli incontri all’interno delle tre carceri milanesi, mi si è presentata fin da subito l’occasione di trascrivere brevi testi e pensieri di detenuti e di interrogarmi sui loro vissuti anche grazie ai loro scritti presenti sul sito “vocidalponte.it”. Inoltre ho assistito alla progettazione del “Laboratorio della creatività”, progetto rivolto a tutti gli abitanti del quartiere in cui si trova la sede e non solo. Infine ho partecipato anche ad interviste al Dottor Angelo Aparo e alla progettazione di ulteriori interviste rivolte ai membri del gruppo, artisti, politici ed Istituzioni.

In quanto tirocinante in psicologia ho avuto la possibilità di osservare come vengono affrontati i vari vissuti psichici e le fragilità di ogni persona e come sia possibile tirare fuori da esperienze di devianza gravi come quelle raccontatemi un percorso positivo e funzionale di ripresa di coscienza e di costruzione di una persona nuova, che non solo possa rientrare a far parte della società ma possa anche contribuire attivamente allo sviluppo di questa. Ho avuto modo di confermare quanto più volte studiato durante il mio percorso ovvero che la figura di una guida, che sia un genitore o una figura adulta positiva, sia fondamentale nell’infanzia ma soprattutto nel momento di formazione dell’identità in quanto, se il ragazzo si sente tradito dalla società, dall’autorità e in un senso lato da una qualsiasi figura che funge da padre, ideale o reale che sia, sarà portato a compiere atti, come comportamenti legati al bullismo, che inizialmente sono di portata ancora arginabile ma che possono poi facilmente aggravarsi con l’uso di sostanze, fino ad arrivare al compimento di reati veri e propri che portano la persona ad essere sempre più assuefatta al male e a non riconoscere più il Sé e l’Altro.

 

Attività concrete/metodi/strumenti adottati

Ho partecipato attivamente agli incontri avvenuti nella sede del Gruppo recentemente acquisita e agli incontri online di cui ho redatto i verbali, insieme ad altre tirocinanti. Ad oggi, vengono realizzati due tipi di incontri. Quelli del lunedì rientrano nel progetto del cineforum, realizzato durante i mesi di lockdown per far sì che il Gruppo mantenesse uno pseudo-contatto mediato dalla tecnologia, nonostante la pandemia. Protagonista di ogni incontro è un film votato direttamente dai componenti del Gruppo che cambia settimanalmente e che è legato al tema portante del progetto: la banalità e la complessità del male. Tale concetto, come si può facilmente intuire, è stato ripreso dallo scritto dalla Arendt, in cui il termine banale non è da intendere secondo il significato quotidiano con cui viene utilizzato, ovvero nel senso di superficiale, semplice, facile, ma nell’accezione secondo cui diventa banale tutto ciò che viene gradualmente e assiduamente ripetuto nel tempo, anche l’azione più vile e barbara, tanto da diventare “normale” e non più straordinaria agli occhi del singolo o dell’intera società. Ogni film viene quindi ricondotto a questo binomio banalità-complessità per poi tentare di capire i nessi fra il soggetto del film e le esperienze vive dei componenti del gruppo. Durante gli incontri del martedì, a partire dalle riflessioni di qualcuno, dagli articoli pubblicati sul sito Voci dal Ponte, dai fatti di cronaca o ancora dai progetti che il Gruppo organizza, vengono affrontate tematiche di varia natura quali la relazione genitori-figli, il rapporto con l’autorità, il risveglio della coscienza e l’importanza di una guida durante il periodo delicato dell’adolescenza.

Oltre ai verbali dei cineforum e degli incontri, ho trascritto testi realizzati da alcuni detenuti che tutt’ora stanno scontando la loro pena. È proprio a partire da questi testi che ho cominciato ad interrogarmi intimamente sul vissuto di chi in passato era stato guidato da valori completamente diversi da quelli attuali.

Per evidenti ragioni legate alla situazione di estrema emergenza in cui ci troviamo da mesi, non è stato possibile realizzare le rappresentazioni teatrali del Mito di Sisifo in cui recitano ex-detenuti e detenuti, come non è stato possibile partecipare agli incontri in presenza all’interno delle carceri. In questi mesi non sono stati realizzati nemmeno i progetti di prevenzione alla devianza che da tempo il gruppo conduce all’interno di numerose scuole su tutto il territorio lombardo. Nonostante questo, uno dei suddetti progetti di prevenzione è stato realizzato in concomitanza con il cineforum e, per quattro settimane, ci è stato possibile interrogarci sui diversi film guardati insieme a due classi del Liceo di Brera e ai loro insegnanti. Questo mi ha permesso di comprendere quanto sia utile mettere in contatto ex-detenuti con i ragazzi anche molto giovani, soprattutto per aiutare loro a comprendere che nessuno è completamente al riparo dalla seduzione dei risultati facili e che il disconoscimento graduale dell’Altro prende avvio tante volte da piccole azioni apparentemente innocue.

Uno dei pochi aspetti positivi dell’isolamento che stiamo vivendo è che abbiamo familiarizzato con strumenti tecnologici esistenti già da decenni ma mai utilizzati in maniera così assidua. Grazie a questi mezzi siamo riusciti a portare avanti i progetti del Gruppo anche a distanza, ed io e gli altri tirocinanti abbiamo avuto la possibilità di entrare in contatto con ex-detenuti, psicoterapeuti, politici e artisti residenti in altre regioni, sempre nell’ambito del progetto del “Laboratorio della Creatività”.

Per concludere, ho partecipato attivamente alla realizzazione di un progetto che prevede la pubblicazione sui siti dell’associazione e sui canali social di una serie di testimonianze che vedono come protagoniste tutte le persone che nel corso degli anni sono entrate in contatto con il Gruppo della Trasgressione. L’obiettivo è quello di colmare l’enorme mancanza di informazioni e interesse che c’è tra chi abita all’interno delle carceri e gli altri cittadini.

Uno dei tanti punti di forza dell’Associazione è la metodologia con cui vengono condotti trasversalmente tutti gli incontri, che prevede l’ascolto, la partecipazione attiva, l’apertura mentale, lo sviluppo della capacità di creare uno spazio mentale per l’Altro e la voglia di continuare a lavorare su se stessi.

 

Presenza di un coordinatore/supervisore e modalità di verifica/valutazione delle attività svolte

La figura del coordinatore del Gruppo, lo psicologo Aparo, svolge una funzione fondamentale in quanto permette, anzi, costringe il detenuto a mettersi davanti alle proprie emozioni e a svelare i pensieri più reconditi per poi, come si suol dire, farci i conti. Per quanto mi riguarda, mi ha spronata ad esprimere le mie emozioni e i vissuti più profondi rispetto a ciò che emergeva nel corso di ogni incontro. La mia partecipazione attiva, oltre ad essere provata attraverso i miei interventi, è stata verificata anche dalla stesura dei verbali e dallo sviluppo di possibili idee per i progetti del gruppo.

 

Conoscenze (generali, professionali, di processo, organizzative) e abilità acquisite (tecniche, operative, trasversali)

Grazie a questo percorso di tirocinio mi è stato possibile implementare numerose conoscenze e abilità: ho conosciuto, anche se solo in parte, la realtà e i vissuti di ex-detenuti e parenti di vittime, esperienza che non avrei potuto vivere in maniera altrettanto facile in assenza di questo Gruppo; ho migliorato l’ascolto attivo; ho sviluppato la mia capacità di coordinamento con altre persone per poter realizzare un obiettivo comune; ho realizzato e avanzato alcune proposte personali riguardo a diversi progetti e questo è stato reso possibile grazie all’ambiente fecondo che ho trovato; ho potuto osservare come si possa aiutare le persone ad elaborare i loro vissuti più dolorosi per permettere loro un cambiamento che può avvenire soltanto attraverso un percorso lungo anni; ho imparato quanto sia importante riconoscere e affrontare le fragilità per non lasciare che queste diventino il punto di partenza di pensieri che, nei casi più gravi, possono dare vita ad azioni devianti.

 

Caratteristiche personali sviluppate

Questo percorso mi ha permesso di superare la mia iniziale timidezza e di esporre le mie opinioni davanti ad altre persone che mi hanno aiutata ad analizzare l’origine delle emozioni che provavo; sono stata in un ambiente stimolante e disponibile a dare spazio ai nuovi arrivati che, come me, hanno poca esperienza e un numero ridotto di conoscenze teoriche; mi è stato possibile dare un mio contributo al gruppo e servirmi dei contributi degli altri componenti per raggiungere un obiettivo comune; mi sono trovata in un contesto accogliente che mi ha spronato ad esporre le mie fragilità e ad affrontarle. In definitiva, posso dire di aver trovato un terreno fertile e accogliente in cui mi è stato possibile esprimere le mie potenzialità.

 

Altre eventuali considerazioni personali

Sono entrata nel Gruppo della Trasgressione con la convinzione personale che questo mi avrebbe dato delle risposte a domande che mi incuriosivano da tempo, sia riguardanti la realtà carceraria, sia personali. In parte è stato così, ma tutte le persone con cui sono entrata in contatto mi hanno permesso di incrociare tantissimi altri quesiti a cui non riesco a dare una risposta univoca e certa. Come insegna il Gruppo infatti, la realtà umana è estremamente complessa e non ci è data la possibilità di recludere i mutevoli fenomeni di questa in categorie rigide. Ed è da qui che ho capito che è impossibile, se si è aperti al dialogo e al confronto e se si è pronti ad accettare la complessità, assumere posizioni estremistiche, dal pregiudizio che sia meglio “buttare la chiave” alla finta lungimiranza di chi propone di “concedere la libertà a tutti”. Comprendere questa complessità della natura umana penso sia alla base del mio percorso di studi.

Il Gruppo della Trasgressione dà la possibilità di riscattarsi, ma attraverso un percorso lungo e faticoso, senza mai assumere un atteggiamento compassionevole che è fine a se stesso e senza mai dimenticarsi quali azioni sono state commesse.

In definitiva credo che, per poter parlare concretamente di società civile, è necessario rivoluzionare il mondo delle carceri. Uno dei pochi pensieri certi che ho sviluppato fin dai primissimi incontri è che l’istituzione carceraria viene vissuta dai cittadini “liberi” come un luogo in cui rinchiudere tutto ciò che fa paura alla società, e quindi in primis, le persone che hanno commesso reati socialmente pericolosi. E una volta che chi è stato giudicato colpevole è stato recluso in quattro mura? Cos’ha risolto la nostra società? Egoisticamente si potrebbe pensare che è un bene essersi liberati di persone pericolose, che hanno rapinato, commesso reati, ucciso. Ma una volta che hanno scontato la loro pena, quando ritorneranno a vivere all’interno della società che cosa succederà? E ancora prima, com’è il mondo all’interno delle carceri, come si vive dentro quelle quattro mura? Questo Gruppo permette due cose fondamentali: in primo luogo permette ai detenuti e agli ex detenuti un percorso di risveglio della loro coscienza assopita, che nasce innanzitutto dall’elaborazione del reato commesso e procede con il riconoscimento degli strappi subiti durante la propria infanzia e adolescenza; in secondo luogo permette alla società e alle persone “libere” di entrare in contatto con il mondo del carcere e rende possibile un dialogo tra cittadini, studenti, parenti e detenuti così da favorire l’evoluzione del singolo e della comunità. Per questo motivo definisco il Gruppo linfa per la società e credo che il Gruppo non dovrebbe rappresentare l’eccezione delle carceri milanesi ma la regola degli istituti penitenziari italiani. Questa mia prima esperienza concreta mi ha toccata profondamente a livello professionale, intellettuale ed affettivo e di questo non posso fare altro che ringraziare ogni persona che ho incontrato in questo mio breve ma intenso cammino.

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La nostra palestra

E’ un divertente paradosso che l’uomo, mentre insegue l’infinito, diventa se stesso nella realtà finita.

A me non è chiaro se punta all’infinito allo scopo di dialogare meglio con la realtà o se, nell’incapacità di rassegnarsi all’irritante esclusione dall’infinito, cerchi di costruire con la realtà una scala che gli permetta di accedervi.

Al momento ho capito solo che, molto facilmente, quando ci si dimentica di una delle due spinte (inseguire l’Infinito e dialogare con la Realtà) cominciano i guai! A smarrire la strada, siamo in tanti; e qualche volta questa dimenticanza porta in carcere.

Visto che a San Vittore ci lavoravo già, 23 anni fa (settembre 1997) mi è venuto in mente di aprire una palestra, tuttora in continua evoluzione. La disciplina che vi si pratica consiste nell’Addomesticare l’Arroganza. Le sedute di allenamento sono effettuate quasi sempre in squadra, i cui componenti sono persone che hanno commesso reati, persone che li hanno subiti, studenti universitari in tirocinio, comuni cittadini e, da qualche tempo, figure istituzionali che si interrogano, insieme con detenuti e vittime, su come si giunge al reato e sugli strumenti per emanciparsene.

In questa palestra, gli attrezzi che vanno per la maggiore sono il confronto, la scrittura, l’invenzione creativa. Uno dei nostri risultati è la rappresentazione teatrale del Mito di Sisifo, un gioco sul palcoscenico, mai uguale alla volta precedente, dove gli attori cercano, ogni volta con parole scelte al momento, le origini, i percorsi e gli esiti dell’arroganza.

Nella stessa direzione vanno la recente iniziativa del cineforum su La banalità e la complessità del male e i nostri giochi musicali, dove alcuni amici musicisti e i componenti del Gruppo della Trasgressione uniscono aspirazioni, riflessioni e competenze nei concerti della Trsg.band.

Obiettivo principale delle iniziative che portiamo avanti con la nostra cooperativa, con l’associazione Trasgressione.net e, in particolare, con la Squadra Anti-Degrado è far sì che chi aveva fatto in passato cattivo uso della propria libertà e contribuito al degrado sociale raggiunga, grazie al costante allenamento e alla varietà delle iniziative,  una consapevolezza di sé e motivazioni tali da poter collaborare efficacemente con comuni cittadini e con le istituzioni nella lotta al degrado, alle dipendenze e al bullismo.

Angelo Aparo

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Note sulle musiche e i testi:

  • File audio n.1: Canzone “San Vittore”, testo di Paolo Donati, musica di Paolo Donati e Alessandro Radici, arrangiamento della Trsg.band, canta Angelo Aparo
  • File audio n.2: Canzone “Malaika” Canzone tradizionale keniota, arrangiamento della Trsg.band, canta Angelo Aparo; all’interno della canzone il testo di “Sogni miei”, di Ernesto Bernardi e del Gruppo della Trasgressione, è letto da Cisky MCK
  • File audio n 3: Canzone “A Cimma”, musica di Mauro Pagani e Fabrizio De André, testo di Angelo Aparo, arrangiamento della Trsg.band, canta Angelo Aparo; il testo introduttivo, “Non era questo il primo sogno” è del Gruppo della Trasgressione, legge Cisky MCK
  • La Trsg.band: Angelo Aparo, Alessandro Radici, Ippolito Donati, Michele Montanaro, Paolo Donati, Silvia Casanova,

Cineforum sul Male

È partito, lunedì 27 aprile 2020, un appuntamento settimanale su “La banalità e la complessità del male” (tutti i lunedì, ore 14:30-17:00), un’iniziativa che, con meeting on line aperti al pubblico, riprende quella di cui parlavamo in carcere prima del flagello del Coronavirus e per la quale erano previsti diversi appuntamenti.

Con i gruppi on line non avremo bisogno di sale cinematografiche in carcere; ognuno potrà vedere i film concordati con mezzi propri e poi, il giorno della video-chat, parlarne insieme.

Partiremo con un paio di titoli utili a stimolare
un cineforum sulle componenti che caratterizzano il male, 
sui fattori soggettivi e ambientali che lo alimentano e su come il male, una volta avviato,  possa insidiarsi nella nostra sonnolenta quotidianità
.

L’obiettivo, come nella tradizione del Gruppo della Trasgressione, è far discutere insieme (stavolta senza confini geografici) detenuti ed ex detenuti, studenti tirocinanti, professionisti della materia (magistrati, sociologi, psicologi, ecc.),  allievi di scuole medie inferiori e superiori.

Un intrattenimento che speriamo possa diventare, se le istituzioni ci daranno una mano, uno strumento utile per:

  • allenare l’attenzione verso la propria e l’altrui fragilità;
  • la formazione di studenti universitari;
  • la prevenzione nelle scuole del “Virus delle gioie corte“.

Per essere aggiornati sugli sviluppi dell’iniziativa, per comunicare con le persone che vi partecipano, per inviare i propri commenti sui film di cui si parla o per proporne di nuovi, scrivere a associazione@trasgressione.net. La vostra mail, dietro vostra esplicita richiesta, verrà aggiunta alla mailing-list già operativa.

Per gli incontri on line utilizziamo la piattaforma di ZOOM e una stanza virtuale del Gruppo della Trasgressione. Il dibattito prosegue sulla nostra pagina Facebook e, come si può vedere dall’indice al fondo della pagina, anche su Voci dal ponte.

Con lo stesso strumento, terremo periodicamente degli incontri on line allargati, aperti a studenti delle scuole medie primarie e secondarie su “Lo Strappo, quattro chiacchiere sul crimine“. Prenderanno parte agli incontri gli autori del documento e ospiti chiamati per l’occasione.

Angelo Aparo

Data Titolo
22-04-20 Cineforum su La banalità e la complessità del Male, Angelo Aparo
24-04-20 La peste di Albert Camus, Sofia Lorefice
24-04-20 Joio Rabbit, il film, Angelo Aparo
27-04-20 Commenti alla prima giornata, Tiziana Pozzetti
28-04-20 Commenti alla prima giornata, Livia Nascimben
28-04-20 Commenti alla prima giornata, Manuela Re
29-04-20 Riflessioni sul male, Nuccia Pessina
03-05-20 Uccido dunque sono!, Adriano Avanzini
18-05-20 Joker, Marta Sala
02-02-20 L’insulto – male e realtà, Tiziana Pozzetti
02-06-20 Nessuno può crescere da solo, Manuela Re
13-06-20 Riconoscersi, Paolo Setti Carraro
15-06-20 Per quanto voi vi crediate assolti…, Sofia Lorefice
06-07-20 Sliding doors, Tiziana Pozzetti
12-07-20 Il nostro mito di Sisifo, Portaro, Mazzotta, Aparo
17-07-20 Abuso e Assuefazione, Tiziana Pozzetti